Vittoria del Savoia 2-1 nel derby del Vallefuoco di Mugnano contro il Gragnano. A vedere il risultato si potrebbe superficialmente ritenerla una gara aperta. Invece, è una di quelle partite che da ragazzini si giocano a “porta americana”, ovvero quando c’è un solo portiere e si deve tirare tutti nella stessa porta. Gli uomini di Campana sono assolutamente rinunciatari, in un atteggiamento che va ben oltre il classico catenaccio alla vecchia maniera, con marcature a uomo e un libero classico come Savino Martone a dirigere le operazioni in retroguardia. Ma i gialloblù sono anche terribilmente fortunati nel trovarsi in vantaggio senza concludere mai in porta, per un clamoroso retropassaggio di Cacace che va alle spalle di Savini nel tentativo del Savoia di ripartire con il giro palla dalla retroguardia (ma tanto gli attaccanti gialloblù dopo pochi minuti non si alzano più in pressing). Gragnano che recrimina per gli episodi che portano ai gol del Savoia: nel primo caso appaiono strumentali, perché la rete dell’1-1 di Ausiello direttamente su punizione, nel primo tempo, arriva al 49’ e 27’’, in un recupero legittimo perché Amendola e La Monica stramazzano al suolo restandoci a lungo al primo colpo, spezzando il ritmo dei bianchi in una tattica ostruzionistica che dimostra il persistente atteggiamento rinunciatario del Gragnano. Fallo su Russo, invece, in occasione del secondo gol oplontino, con Cacace che calcia con il portiere avversario già sulla palla che nell’occasione rimedia anche una lesione a un dito, mentre Ayina insacca il 2-1 dall’interno dell’area. Il resto, però, è solo Savoia, che colpisce due pali con Diakite e Ayina, si vede annullare due gol (giuste le decisioni arbitrali) a Gatto e Alvino, costringe a un salvataggio sulla linea la La Monica su tiro di controbalzo di Rekik e per 90 minuti gioca al limite dell’area di rigore avversaria. Perché ciò che lascia sconcertati, da parte gialloblù, non è l’assenza totale di tiri in porta, ma la rinuncia a produrre azioni offensive, con il pallone che già dopo pochi minuti viene gettato via in tribuna. Eppure, quello che Campana chiede di fare i suoi (o non fare) riesce anche bene, perché la barriera a 5 del Gragnano che si schiera con un 5-3-1-1 di partenza, su un campo stretto come quello di Mugnano, ferma l’offensiva del Savoia che trova difficoltà con le sovrapposizioni. Nella ripresa Campana si gioca anche la carta Gassama, che da punta, spalle alla porta, fa ben poco. Il Savoia ha invece la capacità di avanzare con una manovra sempre lucida, pulita, alla ricerca dello spazio per il cross (soprattutto quando entra anche Ayina) perché le verticalizzazioni, con la linea difensiva bassissima del Gragnano, non possono produrre inserimenti. Però gli oplontini sono bravi a restare sempre in partita e giocare la palla senza mai gettarla in area alla ricerca dell’episodio: è un marchio di fabbrica di Sasà Campilongo che in serie D è merce rara, ma in realtà lo sarebbe anche in categoria superiore. Vince il Savoia e aggancia il quinto posto, mentre il Gragnano resta a -5 dalla salvezza diretta. I gialloblù, con l’ardore e l’organizzazione difensiva mostrata (Martone ha davvero ben guidato la retroguardia) e con un pizzico di coraggio in più possono dire la loro per tirarsi fuori dalla zona retrocessione.
LUIGI CAPASSO

