Ognuno ha il proprio passato chiuso dentro di sé come le pagine di un libro imparato a memoria e di cui gli amici possono solo leggere il titolo, ha scritto Virginia Woolf. E’ solo una citazione, per giunta usata spesso. Ma vale la pena adattarla al lavoro letterario di Annella Prisco, “Girasoli al vento”, edito da Guida. Scritto che tiene assieme Nocera e Torre Annunziata, Napoli e il mondo, l’interiore e l’esteriore, il passato e il presente. Soprattutto tiene assieme il rapporto tra Annella e il papà Michele Prisco, grande scrittore, scomparso 15 anni fa, allievo della sezione A del Liceo Classico Vico, legato a Nocera anche dal rapporto di famiglia coi Gabola. Prisco vinse lo Strega del 1966 con Una spirale di nebbia, riuscì a battere Calvino che quell’anno presentava “Le cosmicomiche”. Il libro di Annella è stato rititolato ieri a Nocera “Lady Freud” da Luciano Scateni, scrittore, giornalista Rai in pensione, voce dello scudetto casertano di basket, uno capace di far cultura vera in un contesto giornalistico- televisivo -regionale di stato asservito ai politici e ai cardinali di turno. Lady Freud perchè il libro di Annella assomiglia, per metà almeno, ad una seduta di auto-analisi. Concetto ripreso dal professore di filosofia cult del Vico di adesso, tra gli applausi degli alunni e il sorriso della Preside Teresa De Caprio (che per il sottoscritto resta innanzitutto la figlia dell’adorato Giacomino) ovvero Ernesto Forcellino, che è partito dal desiderio, parola che nel suo etimo la dimensione della veglia e dell’attesa, dell’orizzonte aperto e stellare, dell’avvertimento positivo di una mancanza che sospinge la ricerca. Nel De Bello Gallico di Giulio Cesare i desiderantes erano i soldati che aspettavano sotto le stelle i compagni che non erano ancora tornati dal campo di battaglia. Più precisamente l’etimologia della parola “desiderio” deriva dallo stare sotto il cielo a osservare le stelle in un atteggiamento di attesa e di ricerca della via. Sidera significa infatti, in latino, stelle. Mentre il de privativo indica l’ impossibilità di seguire la rotta segnata dalle stelle e quindi una condizione di disorientamento, di perdita di riferimenti, di nostalgia, di lontananza, ma anche l’avvertimento positivo della mancanza di ciò che è necessario alla vita, l’attesa e la ricerca della propria stella. Le letture straordinarie di Cleo Lamberti (purtroppo per noi abbiamo in comune lo stesso professore di filosofia, magari avessimo avuto Forcellino…) hanno fatto il resto, come gli interventi di Giovanni Fasolino, vice presidente Fondazione Carisal, e dell’assessore Federica Fortino. La padrona di casa Annamaria Barbato Ricci leggera e arguta, ha chiesto alla Fortino l’intitolazione proprio a Michele Prisco della sala polinfunzionale in Galleria Maiorino. Chi scrive è uno sportivo convinto, dopo aver parlato di basket con Scateni, ha chiesto ad Annella Prisco del vice presidente storico dell’Inter Peppino Prisco. Risposta sorridente: “Era mio zio”. Ma torniamo a Michele Prisco, a Una Spirale di nebbia: “Gli sembrava come se insieme e senza colpa, o per colpa delle circostanze, avessero mancato un’occasione importante per affacciarsi in fondo al pozzo dei loro pensieri, dei loro sentimenti, in quella profondità misteriosa e segreta fatta d’emozioni inespresse, di verità celate agli occhi di tutti… La porta non s’era aperta, la maniglia aveva opposto resistenza.” Calvino, insomma, quell’anno fu sconfitto da un colosso vero.




