Vengono confermate le misure cautelari emesse dal giudice del Tribunale di Salerno su richiesta della procura antimafia competente per il sistema di associazione finalizzata allo spaccio di stupefacenti a Sarno. In particolare, i giudici del Tribunale della libertà di Salerno hanno rigettato le istanze lasciando in piedi le restrizioni cautelari, complessivamente comprendenti undici misure cautelari in carcere, due domiciliari e l’interdizione di un poliziotto. Restano in carcere Nicola La Rocca , latitante dopo un definitivo pena, con un precedente per omicidio quando era minorenne, suo padre Francesco Paolo La Rocca, Francesco Soriente , Carlo Albero , Antonio D’Angelo alias “Maradona”, Domenico Sirica Imparato, Giovanni Stellato, Angelo Giudice, già coinvolto in recenti operazioni antidroga, Marco Viscardi e Gaetano Litrico.
I domiciliari, rimasti vigenti, riguardavano invece Domenico Sirica, alias “Minic’o’pazz” e Antonio Commesso. La sola misura annullata, con annullamento contestuale anche dell’accusa di spaccio in regime di associazione, riguarda Gaetano Peluso, difeso di fiducia dall’avvocato Emanuele Esposito. Resta in sospeso, riservata con la decisione priva di una perentoria scadenza di termini temporali, la misura interdittiva ordinata dal gip per l’ispettore di polizia Giovanni Corrado, coinvolto nell’operazione antimafia perchè ritenuto in grado di rivelare informazioni ad esponenti del gruppo. La sua posizione contempla accuse legate a telefonate fatte da tersi in cui si riferisce di contatti e rapporti sospetti, senza chiamate dirette.
In particolare il gip aveva ravvisato gravi indizi di colpevolezza per l’impianto accusatorio coordinato dal pm antimafia Vincenzo Montemurro, individuando un nucleo solido per reati contestati a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, detenzione illegale e porto abusivo in luogo pubblico di armi da sparo, estorsione e riciclaggio, mentre per l’indagato appartenente alla polizia come assistente capo sono contestati formalmente i reati di rivelazione del segreto d’ufficio e favoreggiamento personale. Le indagini ebbero inizio dalla perquisizione con arresto a carico di Viscardi, risalente al 2016, col ritrovamento di un fucile da guerra Ak/47, una pistola semiautomatica 9×18 con munizioni,107 grammi di cocaina, 274 di marijuana e oltre 5 chili di hashish, con approfondimenti portati avanti fino ad arrivare al capo, La Roccajinior, il quale lavorava per insediarsi al vertice di una organizzazione solida e radicata nel settore dello spaccio tra Sarno e zone limitrofe, avvalendosi della disponibilità di armi, da utilizzare per attentati in fase di programmazione, contro altre gang attive in zona.

