La condanna a 18 anni inflitta a Francesco Paolo Ferraro, per omicidio preterintenzionale che causò la morte del 21enne Dario Ferrara, colpito due volte con un casco, va rivista perchè “i giudici di secondo grado non hanno valutato i motivi attenuanti specificamente indicati”. Lo ha detto la Corte di Cassazione, annullando la sentenza d’appello del Tribunale di Salerno e rimettendo il nuovo giudizio alla Corte d’Assise d’Appello di Napoli. Da qualche giorno, sono pubbliche le motivazioni dei giudici. In quella sede, andranno rivalutate le attenuanti generiche non concesse in secondo grado all’imputato. Quello che manca nelle due sentenze è non aver considerato le attenuanti generiche.
La Corte suprema ha preso in considerazione anche le aggravanti che hanno fatto lievitare la pena da quattordici a diciotto anni, “cancellando” l’assistenza dell’imputato alla vittima, dopo che fu colpita, l’interesse per le sue condizioni in ospedale e la presentazione alle forze dell’ordine, il giorno dopo, con il casco utilizzato durante la colluttazione. “Tutti elementi che dovevano essere apprezzati positivamente”, dice la Cassazione, con una pena più mite. Ancora, non sarebbe ravvisabile la premeditazione, in quanto manca la motivazione legata all’oggetto usato durante la colluttazione tra i due giovani: il casco. Un oggetto che si usa per la guida di motocicli e quindi non da ritenere come arma preordinata. L’aggressione tra i due avvenne il 29 aprile 2015: dietro quel litigio un debito di droga.

