E’ durata oltre tre ore la deposizione di Stefano Iannaccone, capitano della Dda di Salerno, nel corso dell’udienza di ieri al Tribunale di Nocera Inferiore nell’ambito del processo Sarastra, incentrato sul presunto scambio elettorale politico-mafioso tra la classe politica a Scafati e il clan Loreto-Ridosso. Una deposizione fiume, tesa a far luce sui rapporti tra l’ex sindaco Pasquale Aliberti e il clan. Iannaccone ha spiegato che i vertici dell’organizzazione criminale si erano mossi per «infiltrarsi nella pubblica amministrazione», provando a contrastare quello che un altro clan, i «Sorrentino», avrebbero fatto nel 2008, sempre a favore dell’ex sindaco Aliberti. Hai poi riferito che Pasquale Aliberti rifiutò di incontrare Andrea Ridosso, la «faccia pulita» del clan omonimo secondo la Dda. Contestata e contrastata punto su punto, da parte della difesa dell’ex sindaco, la ricostruzione dell’ufficiale.
Iannaccone ha iniziato la sua deposizione partendo dall’attentato che fu consumato presso la casa dell’ex consigliere D’Alessandro.
Ha quindi citato un’annotazione di polizia giudiziaria del 2003 che riportava la presenza di Nello Aliberti, fratello dell’ex sindaco, con un pregiudicato e un esponente del clan Sorrentino ad un seggio. Il capitano ha riferito del rinvenimento nell’azienda Transeuropa di un carrello con il manifesto di Aliberti, durante le ricerche del latitante Matrone, poi di alcune interrogazioni parlamentari in cui si parla della ex segretaria comunale di Scafati, Margherita Di Saia , e dei suoi rapporti con l’ex onorevole Cosentino e con Fortunato Zagaria .
Poi i riferimenti ai riscontri investigativi della primavera 2015, quando fu ascoltato per la prima volta il consigliere comunale di opposizione Vittorio D’Alessandro, che subì una intimidazione ricondotta alla sua attività di opposizione, per il polo scolastico e il bando per delle nomine di funzionari.
Quindi – nel settembre 2015 – prima il blitz e le perquisizioni in casa Aliberti (con relativo sequestro di una prima mole di materiale relativo ad appalti e bandi in corso), poi gli interrogatori del collaboratore Pasquale Loreto, fino al cuore nero ipotizzato dalla Dda in maniera decisiva dopo il “pentimento” del figlio del boss, Alfonso Loreto, nel 2016.
Nella fase successiva, interrogatori, perquisizioni e verbali di decine di funzionari, dipendenti e dirigenti comunali sentiti.
La prossima udienza è prevista il 3 dicembre con il controesame di Iannaccone.
Nel processo sono imputati la moglie di Aliberti, consigliera regionale in carica Monica Paolino, il fratello Nello Maurizio Aliberti, il factotum Giovanni Cozzolino, già uomo dello staff, Roberto Barchiesi, ex vicepresidente Acse, Ciro Petrucci e Andrea Ridosso.
Registrati
Benvenuto! Accedi al tuo account
Hai dimenticato la password? ottenere aiuto
Recupero della password
Recupera la tua password
La password verrà inviata via email.

