Un vero e proprio sistema illecito, fondato su proposte di vendita di auto di lusso rivolte via Facebook a facoltosi clienti stranieri, in particolare francesi e tedeschi. In nove rischiano adesso il processo nell’ambito dell’indagine condotta dai carabinieri di San Valentino Torio. Il prossimo 4 dicembre, davanti al Gup Leda Rossetti, si terrà l’udienza preliminare.
La Procura ha chiesto il processo per Luigi Celentano, già noto alle forze dell’ordine e ritenuto il promotore del sistema, per il figlio Andrea Celentano, per le segretarie Carmen Errario e Jessica Verdino, per Alberto Bartiromo, autista accompagnatore, Luigi e Vittorio Siniscalchi, autisti di bisarche fantasma utilizzate per le spedizioni fittizie delle vetture in altri paesi europei, Salvatore Carbone, complice che simulava interessamento all’acquisto di auto, e Gianluca Celentano, accusato solo di riciclaggio dei proventi dei raggiri, relativamente ad un solo episodio contestato.
Per tutti – meno che per Gianluca Celentano – l’accusa è di associazione a delinquere finalizzata alla truffa. I tre Celentano sono indagati per il riciclaggio di una somma pari a 189mila euro. I soldi, secondo l’accusa, sarebbero stati impiegati dai due figli nella palestra Strong Gym Celentano, le cui attrezzature erano state acquistate secondo gli accertamenti con cinque bonifici bancari provenienti dal conto maltese intestato al padre. Tra le auto utilizzate per le truffe c’erano una Triumph Tr6, una Giulietta Sprit e una Gt dell’Alfa Romeo, una Porsche 911 e una Volkswagen Golf Cabrio.
Inizialmente il Gip non aveva ravvisato l’esistenza dell’associazione, contestando solo i singoli episodi di truffa: in sede di udienza preliminare sarà considerata nuovamente la contestazione formulata.
I clienti, allettati da proposte di vendita a prezzi estremamente vantaggiosi, arrivavano in Italia e conducevano la negoziazione fino al versamento del cospicuo acconto. Poi l’inutile attesa che l’auto venisse recapitata.

