La retorica non gli sarebbe piaciuta, lui era per un giornalismo asciutto, fatte di notizie e non di ricami. Ma a 6 anni di distanza dalla scomparsa di Gennaro Corvino, resta preciso e intatto il ricordo della sua lezione: svegliarsi prestissimo, cominciare a lavorare presto, fare il giro di nera con dovizia di particolari, incominciare a battere a macchina prima e sulla tastiera del computer poi. Un gentiluomo d’altri tempi, pronto a fare il padre o il nonno dei più giovani, senza mai pretendere di essere il migliore ma dando esempio di umiltà e di concretezza. E’ inesatto dire che per 50 anni e passa è stato il corrispondente del più importante quotidiano regionale. In tutto quel tempo, ha fatto molto di più, oltre alla routine della cronaca spicciola: ha dato voce ai problemi di un territorio complesso e variegato come l’Agro, ha saputo parlare di politica (l’aveva fatta nella sua Castel San Giorgio) senza sconfinare nel politichese, è riuscito a dialogare da democratico cristiano della prima anche con chi la pensava diversamente da lui.

