La storia di Adnan, un giovane ingegnere pakistano che vive in strada da immigrato

Dal centro d'accoglienza di Avellino alle città del salernitano alla ricerca della sopravvivenza

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Immagine di repertorio

“In Italia è davvero difficile trovare lavoro, e se capita di trovare un’ azienda disposta ad aprirti una porta, lo fa a nero”, queste sono le parole di Adnan, un giovane 33enne di origini Pakistane. Adnan, vive in Italia da ormai tre anni, e negli ultimi mesi vaga per le strade di Salerno in cerca di cose indispensabili per vivere: lavoro e casa. La sua storia in Italia comincia tre anni fa, quando decide, da solo, di lasciare la Svezia per la Penisola Italica. “In questi tre anni sono stato in diverse città Italiane – racconta. Ho vissuto prima a Verona, poi a Roma, poi a Caltanissetta, ed infine sono entrato in un centro di accoglienza in provincia di Avellino, dove soggiorno ormai da 5 mesi. Entro fine Ottobre, dovrei trovare un lavoro, in quanto il periodo di soggiorno all’interno del centro scade”.

Il centro di accoglienza dove soggiorna Adnan, però, è situato in una piccola città in provincia di Avellino, lontano da Salerno, (città in cui lui spera in un futuro migliore), e questo lo costringe a condurre una vita da pendolare, e percorrere in autobus la tratta Avellino/Salerno ogni mattina. “A Salerno è complicato trovare occupazione – continua – soprattutto perché spesso il prezzo dei salari è insufficiente a mantenere uno stile di vita adeguato, e a garantire dei beni di prima necessità. Il paradosso più grande, a mio avviso, è che in altri paesi Europei, mi è stato possibile lavorare anche grazie alla laurea, che ho conseguito in Pakistan. Sono un ingegnere elettrico, e prima di arrivare in Italia sono stato in Svezia, paese dove ho lavorato presso un’ università dal 2010 al 2015, come mentore degli studenti ed assistente universitario. Lavoravo tre ore al giorno, per una retribuzione di circa 6000 corone Svedesi. In quella stessa università’ avevo iniziato anche un corso di studi per conseguire un master, molto attinente al mio percorso di studi; questo master, purtroppo, non ho potuto ultimarlo a causa degli impegni di lavoro. Forse questa è stata l’esperienza più’ bella, e soprattutto interessante, che abbia mai fatto, sono cresciuto molto”. Questa ‘esperienza’ come la definisce, è durata poco:  “successivamente ho lavorato come venditore di fragole, in un negozio di frutta. Li lo stipendio era più alto, si parlava di 10 000 corone Svedesi al mese, praticamente molte di più rispetto a quelle che ricevevo all’ università’. Il lavoro era faticoso, perché prettamente fisico, ma riuscivo a portare avanti i miei interessi per l’ ingegneria parallelamente ad esso. Se debbo dare ora un parere di quello che è stato il mio soggiorno in Svezia direi che mi manca molto; per me oggi ‘Svezia’ vuol dire ‘casa’, lì vivono i miei amici e i miei ex colleghi di lavoro, infatti è in Svezia che sto pensando di ritornare. Non credevo lontanamente che in Italia vigesse questo triste scenario per gli stranieri”.
E a Salerno Adnan le difficoltà economiche le sente sulla propria pelle. “Allah mi ha aiutato anche questa volta” disse rivolgendosi ad un commerciante che gli offri del pane. Le sue stesse difficoltà, sono affrontate ogni giorno dalle centinaia di immigrati che vivono nella nostra Provincia: “A Salerno ho la possibilità di interfacciarmi con molti immigrati che si trovano nella mia stessa situazione, molti di loro, che vivono nei centri di accoglienza, decidono, come me, di lasciare l’Italia dopo il periodo di assistenza”.
Una storia sicuramente come tante altre, quella di Adnan, che molto spesso resta indifferente, in una regione come la Campania che è la terza  in Italia per numero di migranti ospitati, un dato a quanto pare in netto contrasto con quello della qualità della vita degli ospitati.

Maria Pia Della Monica