Sono morti bianche, fanno meno notizie dei morti ammazzati. Ma il numero dei morti sul lavoro continua ad essere rilevante nell’intera Italia ed in particolare al Sud, dove spesso si sommano irregolarità a fatalità. Tanto dolore, ieri, a Nocera Inferiore: chiesa di Cicalesi, ultimo saluto ad Antonio Cerrato, abitava a Villanova. Venerdì sera, la tragica fine, mentre lavorava in un capannone. Lungo l’elenco delle vittime, l’anno scorso accadde a Nocera Superiore, in futuro accadrà ancora se le minime condizioni di sicurezza non saranno rispettate e se la legge non accerterà fino in fondo le vere responsabilità, andando i rappresentanti legali di alcune aziende, spesso prestanome oppure talmente anziani da non risentire di eventuali condanne. Nei primi sei mesi dell’anno sono 469 le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale presentate all’Inail nei primi sei mesi di quest’anno, quattro in meno rispetto alle 473 dello stesso periodo del 2017 (-0,8%). I dati rilevati al 30 giugno – sottolinea l’istituto – hanno evidenziato, a livello nazionale, una diminuzione dei casi avvenuti in occasione di lavoro, passati da 337 a 331, mentre quelli occorsi in itinere, ovvero nel tragitto di andata e ritorno tra l’abitazione e il posto di lavoro, sono aumentati di due unità (da 136 a 138). Ad essere più colpiti sono i lavoratori over 50. Una morte su due coinvolge questa fascia di età, con un incremento rispetto al 2017 di 31 casi (da 203 a 234). In diminuzione, invece, le denunce che hanno riguardano gli under 34 (da 76 a 71), i lavoratori tra i 35 e i 49 anni (da 159 a 132) e gli over 65 (da 35 a 32). La diminuzione complessiva ha interessato solo le denunce dei lavoratori italiani (da 406 a 391), mentre quelle dei lavoratori stranieri sono aumentate di 11 unità (da 67 a 78). Nei dati del 2017, la Campania è al primo posto per morti sul lavoro: un tragico primato, fatto di 40 vittime.

