Nel silenzio del mattino si udirono degli spari, quelli che colpirono Marcello Torre, avvocato penalista e sindaco, ucciso a Pagani nel 1980 dalla camorra Cutoliana, a cinque mesi dalla sua elezione a sindaco, per non essersi piegato all’ accordo di una politica collusa con la camorra degli appalti per la ricostruzione post terremoto. Torre trovò la morte ad attenderlo alle 7 di mattina dell’undici dicembre, mentre era all’ interno della sua auto e stava recandosi al lavoro con un suo collaboratore, che restò ferito. Tre gli uomini a sparare, che trucidarono a colpi di lupara e pistola all’uscita della sua abitazione, il politico onesto, colpendo l’uomo ma anche la sua rettitudine. Aveva solo 48 anni. Ai figli, Annamaria e Giuseppe e alla moglie Lucia, lasciò una lettera-testamento scritta mesi prima e data in custodia ad un suo amico fidato. Sapeva che l’avrebbero ucciso, ma questo non gli impedì di denunciare affinché prendesse corpo il suo desiderio: “sogno una Pagani civile e libera, ponete a disposizione degli inquirenti tutto il mio studio, non ho nulla da nascondere. Siate sempre degni del mio sacrificio e del mio impegno civile” come scrisse ai suoi cari nella lettera. Sono passati 35 lunghi anni dall’assassinio di Marcello Torre, volto pulito della politica paganese degli anni ’80, ma la sua memoria è più viva che mai. Che vive nell’impegno costante della figlia Annamaria e della moglie Lucia, che non si è mai stancata di cercare la verità. Hanno voluto che la memoria e prima ancora l’operato del loro Marcello non smettesse mai di vivere, specie nelle nuove generazioni, futuro di Pagani. Marcello Torre amava la politica, quella che ha un profilo pulito, onesto, faceva politica perché amava la gente, e voleva un futuro di dignità, la sua idea di politica era quella di servizio alla gente e non di servirsene. Non permetteva che il suo ruolo di amministratore e di sindaco fosse condizionato o avvantaggiato dai giochi di potere, risucchiato in quella zona grigia dove è difficile distinguere l’interesse pubblico da quello privato, per questo fu ucciso. Oggi gli ideali e la speranza di Marcello Torre continuano a vivere, grazie anche all’Associazione Marcello Torre, che da anni si impegna all’interno delle scuole, per lasciare ai giovani il testimone dei valori di Torre, ma ogni anno in ricordo al compianto sindaco, si tiene un premio, che anche quest’anno in occasione dei 35 anni dal suo assassinio, comincerà oggi pomeriggio con la presentazione, in anteprima, del libro “il sindaco gentile” nato dalla penna del giornalista Marcello Ravveduto, che alla presenza della presidente della Commissione parlamentare antimafia, Rosy Bindi, del giornalista Sandro Ruotolo e del procuratore nazionale Antimafia, Franco Roberti, presenterà il suo libro, che nell’intento dello stesso non vuole essere un’agiografia o stabilire solo se il sindaco Torre abbia fatto delle scelte giuste, ma vuole ricostruire e studiare gli anni dell’Italia repubblicana e la storia di una comunità come quella di Pagani attraverso uno dei suoi figli più eminenti che, a costo di sacrificare la sua vita e consapevole dei suoi limiti, cercò con tutte le sue possibilità di arginare il fenomeno mafioso nel suo territorio. Secondo don Luigi Ciotti, che del libro ha curato la prefazione, Marcello Torre “fu uno dei testimoni più validi del vero cattolicesimo, quello aperto, che univa in sè i principi della Costituzione e l’intransigenza etica del Vangelo”. Per il trentacinquesimo anniversario dalla sua morte, il premio torre avrà anche una seconda giornata, quella di domani, che dal mattino accoglierà le scuole, per continuare ancora la sua azione di divulgazione del pensiero onesto e pulito di Marcello Torre.

