Sono passati esattamente 89 anni dall’uscita di un libro che ha segnato una svolta. Moravia lo definiva così nel significato: “Essendo nato e facendo parte di una società borghese ed essendo allora borghese io stesso, ‘Gli indifferenti’ furono tutt’al più un modo per farmi rendere conto di questa mia condizione. Che poi sia risultato un libro anti-borghese è tutta un’altra faccenda. La colpa o il merito è soprattutto della borghesia”. Aveva problemi col Morbo di Pott a quel tempo: Moravia andò a curarsi a Bressanone, insolito luogo per la nascita di un capolavoro. Una lente di ingrandimento delle meschinità e delle ipocrisie di una società che si sdoppia in continuazione: ciò che ciascuno pensa e ciò che viene detto in un clima di menzogna. Oltre all’indifferenza, al rifiuto i ogni problematica morale, altri capitoli ricorrono in ordine sparso: l’incomunicabilità e il velleitarismo di fronte ad una vita concepita come destino da subire. Una tragedia grottesca, con linguaggio nuovo. Oggi chi sono gli Indifferenti? Soprattutto: c’è ancora una borghesia?

