Un canale di riciclaggio di auto rubate, cui era collegato un successivo sistema di truffa alle assicurazioni in relazione a falsi sinistri stradali, avvenuti tutti nelle province di Napoli e Potenza: li hanno scoperti – al termine di una complessa indagine avviata nel 2016 – i militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Potenza, e gli agenti del Compartimento di Polizia Stradale Campania e Basilicata. L’associazione ricettava auto rubate in Italia, che venivano poi dotate di numeri di telaio appartenenti a veicoli
realmente circolanti in vari paesi europei (Germania, Francia e Spagna). Successivamente, grazie all’opera di un falsario, venivano prodotti documenti falsi (carte di circolazione tedesche, francesi o spagnole) di ottima fattura, con i quali veniva avviata la pratica di nazionalizzazione, tramite l’Agenzia di pratiche auto di Castello di Cisterna, alla Motorizzazione Civile di Napoli, che rilasciava targhe e documenti di circolazione attestando, in maniera inconsapevole, la liceità delle autovetture.
Ad innescare le indagini, l’individuazione di un giovane potentino nullatenente (nel frattempo deceduto) intestatario di diverse decine di autovetture. Una posizione sin da subito ricollegata alla possibile funzione di prestanome. Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Potenza, si sono concentrate preliminarmente sulla elaborazione delle informazioni ricavabili dalla banca dati dei sinistri stradali, da cui è emersa la ricorrente presenza di autovetture usate, di proprietà della testa di legno, intestatario anche delle relative polizze assicurative. Gli approfondimenti di natura documentale sui passaggi di proprietà dei veicoli coinvolti e sulle polizze, oltre che sui moduli di constatazione amichevole (CID, da cui il nome dell’operazione) hanno poi consentito di accertare il coinvolgimento di un personaggio campano, elemento cardine del sistema, titolare di un’agenzia di pratiche auto di Castello di Cisterna, a sua volta supportato da soggetti disponibili a sottoscrivere certificati di proprietà falsificati.
Gli investigatori hanno appurato che gli incidenti si verificavano – stando a quanto dichiarato dalle parti – senza mai registrare feriti e che, tra i vantaggi conseguiti dall’organizzazione, vi era quello di stipulare polizze assicurative a tariffe molto più vantaggiose per i residenti nella provincia di Potenza rispetto a quelle campane. Il metodo criminale adottato garantiva inoltre il mancato pagamento di sanzioni per violazioni al codice della strada e pedaggi autostradali, ovviamente inesigibili da un soggetto nullatenente.
Il sistema, attuato per circa tre anni, ha consentito all’organizzazione di lucrare sui risarcimenti da parte delle compagnie assicurative per un valore complessivo pari a circa 80mila euro. Tenuto conto anche del risparmio assicurativo ottenuto dagli effettivi utilizzatori dei veicoli monitorati, il giro d’affari illecito stimato ammonterebbe a circa un
milione di euro.
L’accortezza di evitare l’indicazione di lesioni causate dagli incidenti rispondeva all’esigenza di non coinvolgere soggetti terzi (medici, interventi di soccorso, legali, strutture sanitarie, datori di lavoro) e mantenere un profilo basso utile a non destare particolari attenzioni.
Nonostante tali accortezze, i criminali sono incappati in alcuni errori, quali quello di documentare alcuni sinistri indicando un conducente in realtà già deceduto, un passaggio di proprietà da parte di un soggetto in quel momento ricoverato presso strutture sanitarie e un contratto di matrimonio falsificato (uno dei finti coniugi era già deceduto) utilizzato per fruire di una classe di rischio più favorevole. Tutte anomalie che, unite alla frequenza dei sinistri, hanno anche destato i sospetti delle compagnie assicurative che hanno nel tempo cominciato a sporgere querela.
L’ulteriore attività criminosa del gruppo consisteva nell’immatricolazione di veicoli apparentemente provenienti dall’estero ma, di fatto, di origine illecita, essendone stata rilevata l’alterazione dei numeri di telaio e dei relativi documenti di circolazione.
L’intervento delle forze dell’ordine, oltre ad aver interrotto l’azione fraudolenta che perdurava da diversi anni, ha permesso di rintracciare e sequestrare cinque autovetture restituite alle vittime dei furti.
Al termine dell’operazione sono state denunciate a piede libero 68 persone. Dieci persone, tra cui tre titolari di autorivendite e il titolare di un’agenzia automobilistica, sono state segnalate per associazione a delinquere finalizzata alle truffe assicurative e al riciclaggio di autoveicoli rubati. I sinistri ritenuti mai avvenuti sono stati 40, mentre gli esercizi di rivendita di autoveicoli coinvolti sono stati in tutto 4, di cui 3 a Potenza e 1 in provincia di Napoli; 10 le compagnie assicurative truffate e 104 i veicoli radiati in quanto oggetto di
fittizia intestazione.

