Il Comune di Sarno è stato condannato per condotta antisindacale e al pagamento delle spese legali per una somma complessiva di 1.500 euro. Lo ha deciso la dottoressa Raffaella Caporale della Seconda sezione Lavoro del Tribunale di Nocera Inferiore, che così ha accolto le ragioni dei sindacati provinciali di Uil Fpl, Cisl Fp e Cgil Fp in merito alle ultime vertenze all’interno del comune sarnese. Nello specifico, il 4 luglio scorso, l’amministrazione guidata dal sindaco Giuseppe Canfora ha approvato la nuova dotazione organica e l’assetto organizzativo dell’Ente, con cui il Comune ha approvato tutta la sua organizzazione strutturale sostituendo ogni altro provvedimento o disposizione precedentemente adottato con riferimento all’istituzione delle qualifiche dirigenziali, al potenziamento degli uffici di staff, alla gestione dei servizi sociali in collaborazione l’ufficio del Piano di Zona, alla diminuzione dei posti previsti nella precedente dotazione organica rispetto alla nuova previsione, all’articolazione della struttura in otto settori e all’accorpamento di alcune unità operative in base alle esigenze lavorative. Una questione sin da subito denunciata dai sindacati, che hanno sempre definito il provvedimento antisindacale poiché aveva violato l’obbligo informazione preventiva previsto dalla legge. “Solo un mese dopo ci era stato comunicata la decisione”, ha detto Giuseppe Russo, segretario della Uil Fpl Salerno. “La magistratura ha riconosciuto che l’atto del Comune andava annoverato tra gli atti di valenza generali concernenti il rapporto di lavoro, l’organizzazione degli uffici e la gestione complessiva delle risorse umane. E’ una sentenza importante perché tutela il ruolo del sindacato e l’operato dei lavoratori. La necessaria valorizzazione e riqualificazione dei dipendenti in servizio al Comune di Sarno necessitava di una riflessione con i sindacati, ma questo non è avvenuto. Speriamo che il Comune di Sarno si ravveda degli errori fatti”. Immediata la replica dell’ente. “L’atto non è una sentenza definitiva nemmeno di primo grado, ma è un decreto emesso dopo una velocissima istruttoria, che sarà impugnato nel termine di quindici giorni, come previsto dalla legge. Responsabili dell’iter amministrativo della delibera sono gli uffici e non la Giunta. L’Amministrazione ha sempre dimostrato attenzione e rispetto per le norme sindacali e per i rappresentanti del sindacato. Gli uffici avevano esposto le modifiche in una riunione successiva all’approvazione della delibera, a cui tutti sindacati hanno partecipato, dando loro quindi ogni opportunità di esprimersi.
Il punto di disaccordo era costituito dalla nomina dei dirigenti ma le rimostranze dei sindacati sono state verbalizzate e tenute in considerazione. Per il 2018 – 2020, la procedura ripartirà e ci sarà una nuova delibera che annullerà quella impugnata, che è già stata inviata alle sigle sindacali, che saranno di nuovo liberi di esprimersi, ponendo fine quindi al contenzioso. Poco rispettose appaiono alcune considerazioni perché allo stesso modo si potrebbe definire dilettanti chi non riesce a comprendere la differenza tra un decreto ed una sentenza passata in giudicato”.
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