Battute finali per il processo sulla morte della 25enne di Angri, Maria Rosaria Ferraioli, deceduta all’ospedale di Scafati il 24 aprile 2011, insieme ai suoi due gemellini in procinto di nascere. Il pubblico ministero ha chiesto la condanna a 2 anni di reclusione per 4 medici imputati e l’assoluzione per un quinto, il ginecologo di famiglia, Michele Mastrocinque. Quelli che rischiano la condanna per il reato di aborto colposo – solo per il decesso dei due feti – sono i professionisti Michele Piscopo, Raffaele Molaro, il chirurgo Attilio Sebastiano e Vincenzo Centore, ginecologo dell’ospedale Mauro Scarlato. Per la seconda accusa, omicidio colposo, è stata chiesta l’assoluzione per tutti gli imputati. Non vi sarebbero infatti prove che collegherebbero il decesso della giovane agli interventi dei medici. La sentenza il prossimo 14 giugno. La donna morì insieme ai due figli, per quell’ascesso divenuto poi fatale.
I primi controlli di routine sulla ragazza furono effettuati dal ginecologo di fiducia, che, dall’iniziale impianto accusatorio, «a fronte di una paziente che accusava un ascesso alla radice della coscia destra, non effettuava tempestivamente corretta e tempestiva terapia antibiotica per via intramuscolo, sottovalutando il rischio di infezione», prescrivendo una pomata e impacchi di camomilla. La terapia non sortì effetti, tanto da convincere la donna, dopo due giorni di dolore, a recarsi in ospedale su consiglio del ginecologo. A Scafati un medico chirurgo praticò una prima incisione con drenaggio. Un intervento deciso dopo un consulto telefonico con il ginecologo di turno in ospedale, senza che a questo seguissero i controlli, tra esami ed ecografie, sullo stato di salute dei due gemellini. Circostanza che avrebbe indotto ad un trasferimento in una struttura per il trattamento di bimbi prematuri. In serata Maria Rosaria fu colpita da uno choc settico che la condusse alla morte. I medici, in quella circostanza, sarebbero intervenuti in ritardo con il cesareo, che avrebbe favorito la nascita dei due gemelli.

