Giorno della Memoria della vittime del terrorismo: Antonio Esposito, il tributo sangue di Sarno

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Il commissario di Pubblica Sicurezza Antonio Esposito, nato a Sarno il 30 novembre 1942, aveva servito a lungo nel nucleo antiterrorismo di Torino e si era distinto in una serie di operazioni di contrasto all’eversione di sinistra che avevano conseguito importanti successi permettendo di individuare e catturare alcuni membri del cosiddetto “nucleo storico” delle Brigate Rosse. Era stato responsabile dell’Ufficio politico della Questura di Torino. All’inizio del 1978 i nuclei antiterrorismo erano stati sciolti nel quadro della ristrutturazione in corso delle forze di polizia e dei servizi di informazione e il commissario Esposito a marzo venne trasferito a dirigere il commissariato di Nervi  a Genova, mentre la moglie Anna Maria Musso, assistente di polizia, era impiegata alla Questura del capoluogo ligure. Secondo la testimonianza della moglie, sembrerebbe che il commissario Esposito avesse rilevato da qualche tempo un’auto sospetta che apparentemente aveva controllato i suoi movimenti e il percorso dell’autobus che egli utilizzava per recarsi al lavoro la mattina. Esposito era cosciente della possibile minaccia del terrorismo e pur assumendo un atteggiamento fatalista, aveva preso alcune precauzioni per individuare eventuali pedinamenti e per sviare possibili attentatori. Tuttavia il commissario generalmente non girava armato e non aveva fatto richiesta di una scorta. La mattina del sabato 21 giugno 1978, il commissario Esposito, dopo aver accompagnato la moglie in Questura, intorno alle ore 08.30 salì a bordo dell’autobus di linea n. 15 per recarsi al lavoro al commissariato. Sulla base delle ricostruzioni fornite dagli inquirenti dopo il fatto, sembra che l’autista del bus, dopo aver raggiunto il quartiere di Albaro, rallentò nei pressi della fermata di via Pisa, mentre il commissario Esposito rimaneva sulla piattaforma posteriore; poco prima della fermata due giovani, si avvicinarono al commissario e aprirono immediatamente il fuoco da distanza ravvicinata colpendo mortalmente la vittima. 
Nella mattinata del 21 giugno le Brigate Rosse rivendicarono l’attentato. Nel documento brigatista si definiva il commissario Esposito “uomo di punta dell’apparato militare dello Stato Imperialista delle Multinazionali” e membro, prima del trasferimento a Genova, del “covo controrivoluzionario della questura torinese”.