Scafati. Usura e minacce di morte: scatta la prima condanna

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Giro di usura a gestione tutta familiare: arriva una prima condanna, quella che il gup ha inflitto la settimana scorsa a Raffaele Porpora, 38enne figlio del defunto boss Antonio. Quattro anni di carcere scaturiti da un singolo episodio, che portò gli inquirenti a condurre successivamente una maxi inchiesta, «Get a money», datata giugno 2017 e conclusa dalla Procura di Nocera Inferiore in pochi mesi, a Scafati. Quell’episodio portò ad un blitz e a sette misure cautelar. Tutti gli imputati sono stati mandati a giudizio e sono in attesa della prima udienza, che si celebrerà a luglio, al tribunale di Nocera. A capo del gruppo fu individuata Elvira De Maio, 59enne, vedova del boss Antonio Porpora. Secondo le accuse, estese agli indagati seppur con ruoli distinti, tutti i coinvolti prestavano denaro a chi ne aveva bisogno, per poi praticare tassi elevatissimi e minacciando, anche ricorrendo all’uso della violenza, chi non manteneva fede agli impegni presi. La scorsa estate, la polizia giudiziaria verbalizzò lo sfogo di una delle vittime del gruppo di “cravattari”, facendo partire l’indagine.

Quella persona raccontò di anni trascorsi sotto lo strozzo dell’usura da parte di De Maio ma anche del figlio Raffaele Porpora, autore materiale di minacce di morte. Agli atti della procura fu verbalizzata una telefonata che la vittima ricevette mentre raccontava quanto stava subendo dal gruppo di usurai. A chiamare sarebbe stato proprio Porpora, deciso a pretendere il pagamento di alcune somme di denaro. La polizia giudiziaria registrò tutto, facendo finire gli elementi in una prima informativa utile alla procura per allargare il radar su altri soggetti coinvolti. Porpora si sarebbe fatto promettere 500 euro mensili dalla vittima, a fronte di 2000 euro prestati, con un interesse del 25 per cento mensile. E poi ancora, un’ulteriore somma di 700 euro mensili, a fronte di un prestito di 3500 euro. L’episodio aprì uno squarcio sull’esistenza di un gruppo ben più numeroso, impegnato a prestare denaro come se si trattasse di un vero e proprio lavoro.  Tra i destinatari della misura cautelare anche un’impiegata dell’Asl, che avrebbe fatto da intermediaria per i prestiti da concedere. Porpora, che risponde anche di altri episodi, è difeso dai legali Antonio Raiola e Roberto Concilio.