La Guardia di Finanza di Perugia sta eseguendo in varie regioni d’Italia, tra le quali la Campania, un’ordinanza di custodia cautelare – emessa dal Gip del Tribunale di Perugia – nei confronti di 13 soggetti, di cui 8 in carcere e 5 agli arresti domiciliari, indagati per associazione per delinquere finalizzata alla commissione di frodi fiscali. L’operazione, denominata “Good Platts”, prevede anche una serie di sequestri preventivi su conti correnti, quote societarie e beni mobili ed immobili riconducibili agli indagati ed alle società coinvolte nell’associazione.
L’ARTICOLO CONTINUA DOPO IL VIDEO
Dalle prime ore di questa mattina il dipendente Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria di Perugia sta eseguendo una “ordinanza applicativa di misure cautelari personali”, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Perugia, nei confronti di 13 soggetti (di cui 8 custodie cautelari in carcere e 5 arresti domiciliari), indagati per associazione per delinquere finalizzata alla commissione di frodi fiscali mediante la commercializzazione di carburante per autotrazione. Contestualmente, è in corso di esecuzione, con l’ausilio dell’Agenzia delle Dogane di Perugia, il sequestro di un importo equivalente alla frode all’IVA accertata, superiore a 25 milioni di euro, sui conti correnti, sulle quote societarie e sui beni mobili ed immobili riconducibili agli indagati ed alle società coinvolte nelle associazioni.
Posted by MediaNews24 – MN24.it on Dienstag, 20. März 2018
Le complesse indagini, che hanno smascherato due organizzazioni criminali dedite alle truffe nel commercio di carburante per autotrazione, hanno preso il via da un controllo fiscale aperto nei confronti di un’importante società umbra operante nella distribuzione di prodotti petroliferi. L’imprenditore umbro è risultato il “terminale privilegiato” delle due organizzazioni che, in modo del tutto indipendente l’una dall’altra, avevano messo in piedi una colossale frode all’IVA. Sui carburanti gravano, le accise (50% circa) e l’IVA (22%), che costituiscono un’importante entrata per il bilancio nazionale. Sfruttando la normativa vigente in caso di acquisti di beni in ambito comunitario, per cui l’IVA viene applicata nel Paese di destinazione, le due organizzazioni criminali avevano posto in essere sofisticati sistemi per evitare il pagamento dell’imposta ed ottenere illeciti guadagni con il commercio di carburante. I promotori di una delle due associazioni avevano costituito una società svizzera, che acquistava carburante da regolari raffinerie dislocate in Slovenia e Croazia e lo rivendeva, applicando un margine di guadagno, a 8 società fittizie con sede in Italia, appositamente create ed intestate a prestanome ma, di fatto, riconducibili agli stessi promotori.
Così, mentre il carburante transitava dall’Est Europa in un deposito fiscale italiano, in attesa di giungere ai destinatari finali, le società interposte emettevano false fatture di vendita ad un prezzo inferiore rispetto a quello di acquisto dalla società svizzera, con l’applicazione dell’IVA. In questo modo, i destinatari finali del carburante riuscivano a spuntare un prezzo più basso di quello praticato dal mercato, così da poter praticare, presso le proprie pompe di benzina, prezzi più convenienti rispetto alla concorrenza, con conseguente distorsione del mercato e notevole danno per gli altri operatori del settore.
Inoltre, per evitare controlli che potessero disvelare il meccanismo fraudolento, il prelevamento del carburante dal deposito fiscale avveniva in tutta regolarità, con il pagamento dell’accisa e la predisposizione della documentazione di trasporto per le autocisterne: allo stesso modo, venivano regolarmente effettuati i pagamenti in corrispondenza dei vari passaggi del prodotto (società svizzera – società fittizie – cliente finale).
Analogo schema fraudolento è stato adottato dalla seconda organizzazione criminale che si è avvalsa della consulenza di un commercialista romano per l’individuazione dei potenziali prestanome cui intestare 13 società fittizie, che rivendevano il carburante a distributori finali.
Le indagini hanno consentito di individuare ben 21 società fittizie create dalle due organizzazioni criminali ed intestate a prestanome che, in un biennio, hanno frodato il fisco, complessivamente, per oltre 25 milioni di euro.
