Ci sono napoletani e napoletani. Luigi Necco è stato un napoletano tutto particolare. Usava il calcio per parlare della vita e viceversa. Il teatrino di Novantesimo Minuto era un pretesto per rivelare il suo amore per Napoli prima ancora che per il Napoli. E il calcio in parte entrò nella sua gamba, colpita da proiettili della camorra per ordine di Cutolo quando criticò apertamente Sibilia e Juary dell’Avellino, che portarono al boss una medaglietta in regalo all’apertura di un processo. Si appassionò di archeologia e si interessò anche di Nuceria. Si impegnò in politica a sinistra. Condusse Mi manda Rai Tre. Quel pubblico di umanità varia che gli ruotava alle spalle durante i bei tempi dell’era Maradona, quando lui sfotteva Vasino, ora lo piange commosso, assieme a tutti i colleghi che hanno avuto la fortuna di conoscerlo.

