Siamo passati dalla promessa di una rivoluzione liberale – ricordare Silvio I prego- alla promessa di una rivoluzione illibata, quella dei grillini promessa o minacciata adesso. Illibati, nuovi, senza peccato e senza violazioni: capaci di agire da setta, testimoni di un Geova politico, pronti a festeggiare la fine di un mondo e l’inizio di un altro. C’è tanta gente perbene con loro, diciamolo con chiarezza. Ma resta l’impressione di fondo di un vuoto spinto, malgrado la voglia di mostrarsi alternativi a tutto e tutti. Hanno scelto i ministri dopo aver ricevuto una raffica di no. Speriamo almeno che non vi siano massoni o indagati, altrimenti ci arrabbiamo sul serio. Sta rivoluzione illibata facciamola sul serio, cominciando dalla grammatica, dando al nuovo premier la possibilità di spaziare dal congiuntivo al condizionale senza sentirsi ridere addosso.

