“Ho fatto una scelta molto netta cinque anni fa quando ho lasciato FI dove ho militato fin da ragazzina perché non era più lo stesso e la scelta di far cadere il governo Letta avrebbe assicurato l’instabilità al Paese. Abbiamo avuto ragione. Al forum Facebook-Ansa Beatrice Lorenzin, ministro della Salute e leader di Civica Popolare in campo con il Pd, risponde così a chi le chiede se sia immaginabile un suo appoggio a un governo di centrodestra. Lorenzin sottolinea in particolare come “soprattutto non possa esserci governabilità con la Lega”.
“Non ci interessano le vicende personali su cui indaga la magistratura. Non risponderò alle provocazioni e alle sfide a duello sul terreno del moralismo.
Saremo a Napoli per rivendicare il primato di una politica indisponibile a qualsiasi contatto con affaristi e criminali, una politica pulita che lotta per il benessere dei cittadini”. Lo scrive su fb il presidente del Senato e leader di Liberi e Uguali Pietro Grasso, dopo la ‘sfida’ a un dibattito rivoltagli dal governatore De Luca che aveva invitato Grasso a “vergognarsi per le sue parole” sull’inchiesta napoletana.
“Prodi dice che abbiamo commesso un errore? E’ la stessa cosa che io penso di lui”. Lo ha detto Massimo D’Alema intervistato da Radio Capital rispondendo indirettamente a Romano Prodi che aveva definito quelli che hanno lasciato il Pd “compagni che sbagliano”. “Non si può votare Gentiloni – ha aggiunto D’Alema – la legge elettorale, che Gentiloni ha imposto con 8 voti di fiducia, prevede che ci sia il Pd e il capo, che si chiama Matteo Renzi, e se c’erano dubbi Renzi ha imposto delle liste con metodo padronale.
La possibilità che Tajani possa essere il premier? Questo è un problema che riguarderà il post voto e soprattutto il presidente della Repubblica”. L’ha detto, rispondendo a una domanda dei giornalisti, il leader centrista Pierferdinando Casini, arrivando a un pranzo elettorale nella casa del Popolo Corazza.
Il candidato premier grillino Luigi Di Maio ha affermato che la lista dei ministri dell’ipotetico governo a Cinque Stelle arriverà prima del voto del 4 marzo. L’operazione, però, non appare delle più semplici. Già, perché stando a indiscrezioni di stampa riportate da Repubblica, Di Maio, ha già dovuto incassare tre sonori schiaffoni. Tre netti rifiuti ad entrare nella futuribile squadra pentastellata. Si parte da chi Di Maio e il M5s voleva come ministro dell’Economia, ossia Pier Luigi Ciocca, economista con carriera 40ennale in Bankitalia, di cui è stato anche direttore. Per inciso anche l’ex rettore della Bocconi, Guido Tabellini, indicato da più parti nel Movimento, smentisce ogni contatto e interessamento. Ma non è tutto. Anche per un’altra casella-chiave il M5s ha incassato un due di picche: si tratta, in questo caso, di Laura Mirachian. Ex ambasciatrice in Siria, Nazioni Unite e Balcani, ha tagliato corto: “Noi siamo diplomatici, non possiamo fare i politici”, ha affermato. Infine, l’ultima indiscrezione relativa al ministero della Scuola e dell’Università, per il quale è stato più volte evocato Salvatore Settis: ma anche da parte sua sarebbe arrivato un no. Nessuno, insomma, vuole prendere parte al governo Di Maio.

