Le vittime delle loro estorsioni erano quasi sempre i titolari dei cantieri edili o i gestori di grandi progetti. Dietro minaccia di appartenente ad un clan di camorra o nel piazzare ordigni esplosivi durante la notte, il gruppo provava a ritagliarsi una fetta nel mondo degli appalti, assunzioni e costruzioni. Con l’accusa di estorsione e detenzione di armi, il tutto aggravato dal metodo mafioso, quattro persone finiscono a processo dopo la richiesta di giudizio immediato avanzata dalla Procura Antimafia. L’udienza dinanzi al Gip è fissata per il 21 febbraio. Gli imputati son Marzio Galasso detto “Marzullo”, il figlio Giovanni, Aldo Fluido Esposito detto “Gigin o cusacc” e Aniello Bruno. Le indagini partirono dopo l’esplosione di una bomba in un cantiere edile di Sant’Egidio del Monte Albino nel 2016, presso il quale era in lavorazione la creazione di un centro medico polispecialistico. Diversi gli episodi di estorsione contestati
I fatti si sono consumati principalmente ad Angri, dove risiedono tre dei quattro imputati. Tra le vittime i rappresentanti di una ditta edile, il gestore di un progetto che prevedeva la realizzazione di un sottovia carrabile ad Angri, commissionato da Rete Ferrovie Italiane. Il “clan” di riferimento – secondo gli inquirenti – era quello dei Galasso-Fontanella. Fu poi la volta di una società immobiliare e di un’altra ditta di costruzioni. Marzio Galasso è accusato inoltre di evasione dagli arresti domiciliari, di esercizio arbitrario delle proprie ragioni e di detenzione di armi. Accusa mossa anche a Fluido, che avrebbe “commercializzato illegalmente” armi di svariato tipo e calibro, in favore di Galasso Marzio. L’imputato – secondo indagini della Dda – era vicino al clan scafatese dei Loreto-Ridosso. Per i quattro c’è il rito immediato, in virtù delle prove evidente raccolte dalla Procura Antimafia

