Nella Nofi moderna il nome è ricordato perennemente: lo porta una delle strade più trafficate della città. Ma Domenico Rea è stato più di una strada. E’ stato un sentiero fertile per scoprire splendori e miserie di Nocera, meglio per rivelarle al mondo attraverso i libri. Oggi sono 24 gli anni senza Rea, quasi un quarto di secolo. Ma i suoi libri non invecchiano, reggono al tempo che passa risultando attuali nella concezione di peccato e riscatto, luce e buio, come la sua Nofi, cambiata ma includente ancora tutto quel che Rea, napoletano che amò questo posto fin dalla gioventù trascorsa tra il centro, l’Ideale e dintorni, e via Solimena, quel buvero che Ninfa Plebea portò alla luce, come in altri libri s’era industriato per altri posti di Nofi, per le sue contraddizioni, per il pomodoro, per gli industriali corrotti dentro e le ragazzine che attraverso loro o i militari cercavano un futuro ma andavano a sbattere contro il dolore. Nofi raccontata così, fece storcere il muso a nocerini che volevano lavare perennemente in famiglia i panni sporchi, tipo il preside del Vico in C’eravamo Tanto Amati quando si trattava di commentare il neo-realismo cinematografico post seconda guerra mondiale. Rea fu iper neo-realista, va ringraziato e studiato ancora: Nofi l’ha descritta alla perfezione.

