Nocera Inferiore: Isaia Sales e la droga da togliere alla Mafie

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Le citazioni non sono mancate: Smith, Stuart Mill, Marx, Becker, Sutherland. Ma la cosa che ha stupito di più nell’ascoltare Isaia Sales è la maturità della sua intelligenza applicata agli studi economici, col naturale riflesso di non voler più cambiare il mondo (il Pci non c’è da un pezzo ed il potere alla fantasia ormai è roba di poeti) ma di limitarsi, si fa più dire, a cercare di regolarne gli eccessi. E uno degli eccessi si chiama mafia, mostro bisecolare che oggi si nutre, secondo Sales, di tre portate ghiotte: la globalizzazione, il mercato della droga e la corruzione. Sales non ha certezze ma indica il sentiero per battersi: stop ai paradisi fiscali (ideati per le multinazionali che non volevano pagare tasse e diventati pane quotidiano delle mafie), sperimentare la legalizzazione delle droghe (visione sofferta ma inevitabile per contrastare un business fatto di 250 milioni di consumatori al mondo), togliere il terreno fertile della corruzione (e qui la politica c’entra parecchio, storicamente). Sulla crescita esponenziale delle mafie, Sales è ultra-preciso: ” La differenza tra la mafia di ieri e quella di oggi è nell’enorme ingresso di capitali dovuto al controllo del mercato della droga, c’è differenza tra Calogero Vizzini morto con 300 mila lire in banca e gli attuali mafiosi nazionali e internazionali, alcuni dei quali annoverati tra i cento individui più ricchi al mondo”. Anche la disputa teorica tra economia legale e illegale lascia il tempo che trova. L’economista classico, alla Smith, distingueva, nel solco della morale, cioè non calcolando l’illegale. Ma oggi come si fa? ” Il Pil ha dal 2014 tra gli indicatori voci come droga, prostituzione e contrabbando – ricorda Sales – e per assurdo potrebbe capitare che Padoan dica a Minniti di abbassare la guardia per qualche tempo pur di rientrare nei vincoli europei. Mentre è già capitato che i narcodollari abbiano salvato l’economia mondiale quando c’è stata la crisi di liquidità delle banche”. L’ex sottosegretario all’Economia di Prodi servirebbe ancora in politica, anche se in qualche passaggio sottolinea che è ormai nonno. Lo si capisce da come difende e sostiene il suo nuovo pragmatismo, da riformista che ha compreso che l’ingiustizia, pur non tollerabile su scala nazionale e mondiale, è cosa diversa dalla violenza. Tutto cambia e tutto si trasforma. Sales conclude citando Falcone: “L’ottimismo può derivarci da quel che lui affermò sulla natura umana e quindi battibile della mafia. Cominciamo a togliere i soldi che fa con la droga, sperimentiamo la liberalizzazione. Troverà altra forme di investimento ma non avrà mai più la forza e i soldi di adesso. Da quando la Mafia nostrana esiste è passata per varie fasi. Proibizionismo, latifondismo, anti-comunismo indotto, speculazione edilizia. Però la droga ha cambiato lo scenario, rendendola apparentemente invicinbile”. Doveva essere la presentazione di un libro (il suo, dal titolo Le Mafie nell’economia globale, presso la Biblioteca Comunale Pucci), è stata una piccola lezione: il passato non ritorna, neanche per Sales, immerso in un presente che guarda ad un futuro migliore.