Sono stati tre numeri di telefono riportati su di un foglio a permettere ai carabinieri di sgominare a Sarno un nuovo gruppo di spacciatori. A distanza di appena un mese dal blitz che portò in stato d’arresto 11 persone, altrettanti indagati sono stati raggiunti da misura cautelare ieri mattina. In carcere sono finiti Gerardo Robustelli, Gianluca Amato, Francesco Celentano e Giovanni Stellato, mentre ai domiciliari Zaccaria Chajadine, Massimo Crescenzo, Antonio D’Angelo, Giovanni Violante, Domenico D’Amora e Umberto Bombino. Obbligo di firma alla p.g. per Nadari Karim. L’indagine è stata condotta dal sostituto della Procura di Nocera Inferiore, Roberto Lenza, mentre l’ordinanza firmata dal gip Paolo Valiante. La genesi dell’indagine porta allo scorso 9 agosto, quando i carabinieri agli ordini del comandante Toni Vitale, arrestando Gerardo Robustelli, trovano un foglio con sopra i riferimenti per acquistare droga. Che permetteranno poi, dalle intercettazioni, di identificare il resto degli indagati. Il gruppo più attivo orbitava nella zona di Lavorate, con Robustelli e Celentano a gestire lo spaccio, e Stellato e D’Angelo – interni alla zona di “sopra le cappelle” – a fungere da fornitori per il primo gruppo. Gli inquirenti, coadiuvati dal reparto territoriale carabinieri guidato dal colonnello Francesco Mortari, erano riusciti poi ad individuare una nuova attività riconducibile a Giovanni Violante ed una quarta presso il bar dell’hotel “Il Cavaliere”, la vera base logistica, dove si muovevano Bombino, D’Amora e Nadari Karim. L’hashish e la cocaina, le sostanze principalmente spacciate, venivano acquistate nell’area vesuviana e poi smerciate a Sarno e zone limitrofe. Tre pusher sono stati arrestati in flagranza, con il recupero contestuale di 600 grammi di hashish e 15 di cocaina.
Le intercettazioni e lo spaccio “senza concorrenza”
Così come era avvenuto per l’indagine precedente, anche per questo nuovo filone l’attività era frenetica e la clientela molta, troppa. Una richiesta di droga talmente alta che gli stessi fornitori erano costretti a rifornirsi da altri, pur di soddisfare la domanda. «Prepara il pacco che sono rimasto con 5 euro di fumo e basta»; «Adesso viene Blob, vuole 20 euro di fumo e non lo tengo». Il linguaggio criptico la faceva da padrone per nascondere i passaggi criminali, con la droga che diventava «una goccia di caffè», «pizza», «borsa con i ferri», «chiavi» e «cani». Spesso erano gli stessi pusher ad essere poco accorti al telefono, lasciando pochi dubbi a chi li ascoltava «Ho buttato tutto» dirà uno dopo la notizia di alcuni controlli. Mentre chi invece doveva acquistarla la droga non si poneva problemi a mascherarne le intenzioni: «Stammi a sentire, cinque..cinquanta cannette. E adesso vengo al bar». Allo stesso modo, quando i carabinieri fermarono Domenico D’Amora nel parcheggio dell’hotel “Il Cavaliere”, dove aveva tentato di disfarsi di una dose di cocaina lanciandola in una siepe, un altro degli indagati, Umberto Bombino, mostrerà la sua preoccupazione al telefono: «E’ successo un tredici hanno fermato Domenico qua fuori. Per piacere aiutami, non so come devo fare me ne andrei a lavorare te lo giuro». Il procuratore Antonio Centore ha spiegato di aver già avviato verifiche di tipo patrimoniale sui ruoli dei pusher più attivi, al fine di sequestrarne i proventi accumulati illecitamente. La figura principale resta quella di Gerardo Robustelli, che prima avrebbe spacciato da casa, in regime di domiciliari, per poi cambiare modalità. La prospettiva di guadagnare per il 35enne era concreta: «Centomila euro li teniamo, adesso sta a noi fare il business, abbi fiducia in me e fai il serio» dirà a Francesco Celentano
La svolta dagli assuntori
«Ho iniziato a fare uso di cocaina nel 2012. In questi anni ho speso circa 30/40 mila euro per l’acquisto di cocaina. E oggi purtroppo devo ancora pagare l’acquisto di 1700 euro. Ho deciso di smettere avendo capito il male che sto arrecando alla mia persona, ma soprattutto per il debito che ho accumulato in questi anni con il mio unico spacciatore. In molte occasioni per comprarla ho venduto oggetti personali». E’ solo uno dei tanti verbali che i carabinieri hanno riempito ascoltando gli assuntori dell’indagine su Sarno. Il loro è un ruolo chiave, perché ha permesso di individuare i gruppi dei pusher, muovendo così le singole contestazioni. In alcuni casi gli investigatori non hanno dovuto neanche faticare per identificarli, visti gli alias con i quali erano conosciuti: «Il topo», «Zoccola», «Barbiere», «O’ piastrellista», «Sordomuto», «O’Marziano», «O’ Riggiular», «L’Avvocato» e tanti altri ancora. Alcuni di questi vengono anche intercettati quando spiegano di non poter pagare i loro debiti: «Non te lo so dire preciso il giorno; Spero che fai più presto perché mi servono. Sono passati appena 9 mesi di scadenza non posso più aspettare, baci». Dello stesso tono sarà un’altra conversazione tra pusher e acquirente: «Le prese in giro non mi piacciono ok, a dopo, spero che sei stato di parola da uomo»; «A parlare a chiacchiere no, a me dovete darmi i soldi è inutile che ci vediamo».

