In Campania complessivamente sono 181 i chilometri di paesaggio costiero trasformato da case, alberghi, palazzi, porti e industrie, oltre la metà rispetto ai 360 chilometri totali, da Sapri a Baia Domizia. Di questi, 28 sono occupati da opere infrastrutturali (in gran parte portuali) e da attività produttive. Sono 51 i chilometri di paesaggi urbani ad alta densità, 102 i chilometri di costa occupata da insediamenti con densità più bassa. Mentre solo 17 chilometri di costa possono considerarsi ancora paesaggi agricoli e questo dato è davvero allarmante visto che, fino a pochi anni fa, erano una delle caratteristiche di molti paesaggi campani.
È questa la fotografia scattata da Legambiente e che viene raccontata nel libro “Vista mare.
“I dati dimostrano ancora una volta come ad oggi si continui a non capire che il futuro della Campania non passa per le grandi opere, ma per l’ordinaria tutela del suo paesaggio come volano di un turismo che oggi chiede qualità e legami tra storia, mare, territorio – dichiara Michele Buonomo presidente di Legambiente Campania -. Per riuscirci servono scelte chiare di discontinuità con gli ultimi decenni di urbanizzazione, a partire dalla salvaguardia di tutte le aree ancora rimaste integre. Le nostre coste non si possono più permettere di vedere ogni anno sparire chilometri e chilometri di paesaggi, semplicemente perché le norme di tutela non funzionano. Se fino ad ora abbiamo fatto finta di non vedere quanto stava accadendo lungo le coste, oggi non possiamo più permettercelo.”
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