Il Tribunale del Riesame di Salerno oggi deciderà sugli arresti chiesti dalla procura antimafia per l’ex sindaco di Scafati, Pasquale Aliberti. Il riesame aveva già accolto lo scorso 26 novembre la richiesta della misura restrittiva avanzata dal pm Vincenzo Montemurro, ma la difesa dell’ex sindaco di Scafati era ricorsa presso la Corte di Cassazione che il 7 marzo, pur considerando solido il quadro accusatorio, aveva rinviato al riesame la decisione sulla sola misura cautelare, alla luce anche delle dimissioni da primo cittadino dell’indagato. Il 3 luglio scorso la prima udienza, con rinvio a questa mattina, a seguito del nuovo materiale depositato sia dall’accusa che dalla difesa. Si deciderà oggi anche per Luigi Ridosso mentre per Gennaro Ridosso la Procura ha già chiesto gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Gli avvocati Agostino De Caro e Silverio Sica, difensori di Angelo Pasqualino Aliberti, avevano precedentemente depositato in Procura una perizia medico-legale nella quale si attestava il forte stato di stress dell’ex primo cittadino paventando un possibile pericolo per la sua salute nel caso vi fosse stata una misura cautelare. Una controperizia disposta però dal pm Montemurro aveva smontato questa tesi, confermando il perfetto stato di salute dell’indagato e la sua compatibilità con eventuali misure cautelari. Le nuove accuse depositate dall’antimafia mirano a dimostrare che Aliberti, anche se non più sindaco, è ancora in grado di manipolare o inquinare prove importanti per l’accusa, grazie pure alla solidità di alcuni rapporti conservati con funzionari comunali. Allegate anche le perizie tecniche effettuate sul materiale digitale, elettronico e telefonico sequestrato lo scorso aprile alla coppia Aliberti-Paolino, in particolare, attraverso messaggi social, si vuole dimostrare la capacità dell’indagato di conoscere quanto accada all’interno della sede municipale anche se non ha più cariche. Secondo la Procura esiste ancora un reale pericolo di inquinamento delle prove che rafforza la tesi dell’arresto in carcere, piuttosto che i domiciliari con braccialetto elettronico. Allegati anche i verbali delle dichiarazioni rese dai più stretti collaboratori dell’ex sindaco, tra cui il suo ex vice Giancarlo Fele e l’ex assessore al Bilancio Raffaele Sicignano. Nel lungo memoriale depositato invece dal collegio difensivo, vi sono le dichiarazioni di 13 testimoni che puntano ad evidenziare una attività istituzionale e politica di contrasto alla criminalità organizzata, mentre si cerca di ridisegnare la gura di alcuni importanti accusatori, su tutti l’ex presidente del consiglio comunale Pasquale Coppola.

