Mostra di Venezia: Napoli alla grande con una speciale Cenerentola

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La scena della scarpetta in qualche modo è salva. Per il resto la «Cenerentola» d’animazione presentata (e applaudita) ieri a Venezia ha ben poco sia di Basile sia di Perrault. E men che mai di Roberto De Simone, per quanto si chiami «Gatta». Il film strizza l’occhio alla tradizione (la ragazzina vessata dalla crudele matrigna si chiama Mia Basile, tanto per dirne una) ma cerca e trova un linguaggio e uno stile assai personali per raccontare una storia universale di passione e desiderio di potere. Il risultato è un film elegante, ben costruito, coinvolgente, che mostra quanto sia cresciuta la professionalità di Mad Entertainment e dei quattro registi Alessandro Rak, Ivan Cappiello, Dario Sansone e Marino Guarnieri. La grafica «sporca», i movimenti a volte quasi a scatti, il disegno mai patinato sebbene con tratti pittorici sono funzionali allo scenario futuribile alla «Blade runner» in cui si svolge la vicenda. La piccola Gatta Cenerentola del titolo, Mia appunto, resta orfana e intrappolata sulla grande nave progettata da suo padre, scienziato filantropo deciso a cambiare le sorti di Napoli con un progetto avveniristico, un’imbarcazione popolata da ologrammi ed effetti speciali. Quando lui viene assassinato Mia si ritrova in balia di matrigna e sorellastre — un plauso all’interpretazione di Chiara Baffi e Ciro Priello. Del resto sono tutti eccellenti i doppiatori, da Massimiliano Gallo a Maria Pia Calzone, da Mariano Rigillo a Renato Carpentieri, fino ad Anna Trieste ed Enzo Gragnaniello che è pure tra gli interpreti della strepitosa colonna sonora.