Prima delle ferie assolute, l’ultima trincea si chiama Staff. L’ultima opera di Giuseppe Verdi. No, no, era Falstaff. Qui bisogna fare uno Staff vero. Da tempo si sa di Amato e Forte, con ruoli preminenti, sorta di super assessorati voluti espressamente dal sindaco, quindi è un Falstaff: maschera incarichi di primaria importanza affidati a persone che erano o che sono diventate di fiducia. Ci sarà qualche altra “stella” da accontentare? Poi c’è la vicenda addetto stampa. Occorrerebbe una persona dall’italiano sciolto, con esperienza e vivacità (non vi preoccupate, non sono candidato). E sulla questione deleghe, mancano ancora voci rilevanti, dalla pubblica istruzione allo sport (quest’ultimo sempre ignorato a livello di assegnazione). Tornando allo Staff, vorremo tanto che la vicenda non “scendesse” al Quadro II del verdiano Falstaff sopra ricordato: “L’incontro si trasforma in «tregenda»: mascherati da creature fantastiche, tutti gli abitanti di Windsor circondano il pingue seduttore, mentre una schiera di folletti (i bambini di Windsor) lo tormenta e lo costringe a confessare i suoi peccati. Finalmente Falstaff riconosce il servo Bardolfo e comprende di essere stato, una volta ancora, beffato. Intanto Ford sposa quella che crede sua figlia Nannetta con il Dr. Cajus ma, tolto il velo si scopre che è invece Bardolfo! L’opera così finisce in allegria: Ford si rassegna, acconsente al matrimonio di Nannetta e Fenton e invita tutti a cena; e Falstaff – ritrovata l’antica baldanza – detta la morale della storia: «Tutto nel mondo è burla.»
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