L’indagine è scattata nel 2014. In 23 sono finiti a processo per la truffa ai danni dell’Inps.
«Le imprese, dopo aver assunto i lavoratori li licenziavano in blocco, ma in tempo utile per beneficiare della disoccupazione. Ulteriore anomalia era che le domande fossero in gran parte firmate da un solo patronato. Persino l’indirizzo del lavoratore – almeno 400 – coincideva sempre con la sede del patronato in via S. Domenico a Pagani. La circostanza è singolare, visto che gli indirizzi avrebbero dovuto coincidere con le residente effettive dei lavoratori».
Lo dice il gup Paolo Valiante, nella sentenza di condanna per l’ex assessore e consigliere Luigi Mongibello e per il dipendente Inps Antonio Lamberti e la figlia Mimma.
Il provvedimento rinvia anche a Carmine Toscano, ritenuto tra gli artefici del meccanismo di truffa. «Non ti preoccupare, assumi che poi la disoccupazione non gli faccio capire niente, la prendo io l’indennità».
Ingranaggio de meccanismo, anche un funzionario delle poste, presso cui venivano incassati i mandati intestati ai dipendenti. Da qui il ruolo di Mongibello, ex assessore, consigliere e dipendente, condannato ad 1 anno e 2 mesi per falso. «Mongibello non può essersi distratto o aver sbagliato, avendo consegnato i mandati erronei per 25 volte in un ristretto arco temporale, con la prova che agisse dolosamente e consapevolmente in accordo col Toscano».
La sentenza ripercorre i passaggi e le singole contestazioni per tutti gli imputati, come per il funzionario dell’Inps, Antonio Lamberti, e la figlia, condannati a dieci mesi ciascuno. Il primo, accusato di procurarsi somme di denaro trasmettendo irregolarmente le domande di alcuni soggetti assistiti professionalmente dalla figlia. «Antonio Lamberti favorì la figlia che nelle sue vesti di avvocato, si proponeva al cliente come intermediario con l’Inps. Ma l’Inps era impersonato dal padre, che veniva presentato come il “facilitatore” di attività, come la richiesta del pin e la presentazione della domanda di pensione, che potevano essere compiute tuttavia a semplice domanda dell’assistito». I tre furono giudicati con rito abbreviato, al termine dei quali il gup aveva assolto altri due indagati, Renato Cascone e Mario Ventre, precedentemente accusati di aver fatto parte della stessa associazione a delinquere.
