13 Giugno 1981: Alfredino e la morte in diretta

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Dopo quasi tre giorni di tentativi falliti di salvataggio, Alfredino Rampi morì a Vermicino, dentro il pozzo, a una profondità di 60 metri. La vicenda ebbe grande risalto sulla stampa e nell’opinione pubblica, con la diretta televisiva durante le ultime 18 ore del caso. Le operazioni di soccorso si rivelarono subito estremamente difficili: la voragine presentava infatti un’imboccatura larga 28 cm, una profondità complessiva di 80 metri e pareti irregolari, piene di sporgenze e rientranze. Giudicando impossibile calarvi dentro una persona, il primo tentativo di salvataggio consistette nel calare nell’imboccatura una tavoletta legata a corde, allo scopo di consentire al bimbo di aggrapparvisi per sollevarlo; tale scelta si rivelò un grave errore, in quanto la tavoletta si incastrò nel pozzo a 24 metri, ben al di sopra di Alfredino e non fu più possibile rimuoverla, poiché la corda che teneva la tavoletta si spezzò e di conseguenza il condotto ne risultò quasi completamente ostruito. Furono vani tutti i tentativi nel corso dei giorni, fu presente sul posto anche Sandro Pertini, Presidente della Repubblica dell’epoca. Sull’evento mediatico, il direttore del Tg2 Giancarlo Santalmassi disse: « Volevamo vedere un fatto di vita, e abbiamo visto un fatto di morte. Ci siamo arresi, abbiamo continuato fino all’ultimo. Ci domanderemo a lungo prossimamente a cosa è servito tutto questo, che cosa abbiamo voluto dimenticare, che cosa ci dovremmo ricordare, che cosa dovremo amare, che cosa dobbiamo odiare. È stata la registrazione di una sconfitta, purtroppo: 60 ore di lotta invano per Alfredo Rampi. »