70 anni della CISL – Furlan: “Il ruolo indispensabile del sindacato è guidare le trasformazioni del Paese”

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30 aprile 1950 – 30 aprile 2020: la CISL compie settant’anni.
La Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori fu fondata a Roma in un momento in cui l’Italia, e con essa il mondo del lavoro, era divisa ideologicamente e politicamente. Da una parte la democrazia occidentale, dall’altra il comunismo. La Cisl, soprattutto dopo il crollo delcomunismo, rafforzò le sue idee ispirate al cattolicesimo democratico e al riformismo laico. Ancora oggi l’identità della Cisl si impernia sull’autonomia del sindacato, sempre difesa, rispetto ai partiti politici e alle istituzioni. I valori tramandati dai padri fondatori
della Cisl, di Giulio Pastore e Mario Romani, sono ancora oggi valori della cultura democratica e della civiltà del Paese.

In occasione del settantesimo compleanno del sindacato, il segretario generale Annamaria Furlan invia una lettera a tutti gli iscritti e delegati.

Sarà quest’anno un ‪Primo Maggio‬ senza cortei, comizi e manifestazioni di piazza. Ma per il sindacato ed il mondo del lavoro quella di domani resta una giornata di impegno sociale, di solidarietà e, soprattutto, di speranza. E’ stato straordinario il lavoro di tanti medici, infermieri, del personale della sanità, della protezione civile, dei corpi della sicurezza, di tutti gli altri settori che hanno assicurato servizi e prodotti essenziali ai cittadini in queste settimane difficili. Questa è l’immagine responsabile del Paese, quasi l’emblema di questo ‪Primo Maggio‬. Non ci stancheremo mai di ringraziare queste persone generose, questi lavoratori che meriterebbero molto di più dalle istituzioni e dalla società. Dobbiamo tutti far tesoro del loro esempio, della loro umanità, del loro coraggio per cambiare il nostro paese, per farlo ripartire su nuove basi di giustizia sociale, obiettivi di crescita economici, ideali di integrazione.

Gli effetti della pandemìa sono devastanti sul piano economico e sociale. Rappresentano una ferita profonda per la vita di milioni di persone oggi in gravi difficoltà, per migliaia di imprese grandi e piccole, per la gran parte delle famiglie italiane. Settanta anni fa, fin dalla sua nascita, la Cisl seppe indicare ad un paese uscito dal conflitto mondiale, la strada delle riforme economiche e sociali, ponendo al primo posto la dignità e la sicurezza del lavoro, la centralità della persona, ma, soprattutto, una vera unità solidale tra Nord e Sud. Tre grandi priorità storiche. Oggi come allora dobbiamo ripartire dagli stessi valori, per tornare a guardare al futuro con fiducia e coraggio. Le proposte di Giulio Pastore, e degli altri “Padri Fondatori” che ‪il 30 aprile‬ del 1950, esattamente 70 anni fa, fondarono la Cisl, rappresentano un punto di riferimento, un patrimonio culturale che appartiene a tutto il paese. La Cisl ha contribuito a costruire l’Italia democratica, rifiutando la demagogia, l’antagonismo sterile ed il populismo ma cercando sempre di coniugare gli interessi dei lavoratori con quelli generali del Paese. Oggi possiamo dirlo senza enfasi: la Cisl ha vinto questa sfida, delineando in questi settanta anni di storia un rapporto nuovo tra Stato e sindacato, una “collaborazione ” virtuosa che per Pastore doveva svolgersi in piena e perfetta autonomia dalla politica e dai partiti, autonomia di iniziativa e di programmazione per la soluzione dei problemi economici e sociali. È il ruolo di mediazione essenziale che il sindacato italiano ha esercitato in tantissime vicende economiche: penso alle nostre proposte sul risparmio contrattuale di fine anni settanta, all’intesa separata di San Valentino del 1984, alla stagione degli accordi di concertazione dei primi anni Novanta, fino ai recenti protocolli di queste settimane con il Governo e le imprese per estendere a tutti i lavoratori gli ammortizzatori sociali, affrontare con misure straordinarie le conseguenze economiche e sociali del coronavirus. Significa, da una parte, stare con una contrattazione moderna e partecipativa in tutti gli ambiti lavorativi ed in tutti i processi aziendali, uscendo dal rivendicazionismo sterile ed antagonistico. Ma, dall’altra parte, significa essere in campo con proposte concrete sulle questioni dello sviluppo, della politica industriale, della redistribuzione equa della ricchezza.

Guidare le trasformazioni del paese. Questo è il ruolo indispensabile del sindacato anche in questa fase grave e difficile che stiamo attraversando. Bisogna bisogna fare presto, dare risposte immediate alle imprese ed ai lavoratori, con scelte innovative e forti sul piano economico. Abbiamo bisogno subito di più investimenti pubblici per garantire l’occupazione, garantire subito ed in maniera automatica la liquidità alle imprese, affrontare con determinazione il problema del Mezzogiorno. Significa sbloccare subito tutti i cantieri, far partire una grande modernizzazione del paese nel settore delle infrastrutture materiali ed immateriali, nell’innovazione, nella ricerca, rafforzando il sistema sanitario pubblico. Nulla sarà come prima dopo questa emergenza sanitaria. Anche le parti sociali sono chiamate ad una sfida decisiva. Dobbiamo siglare accordi innovativi con le aziende per produrre in ambienti più salubri in coerenza con il protocollo nazionale sulla sicurezza, cambiare radicalmente il modello organizzativo del lavoro, modificare gli orari, diffondere sempre di più lo smart working, utilizzare le nuove tecnologie, in tutti i settori, per salvaguardare la salute delle persone, senza danneggiare la qualità e la produttività. Avremo bisogno di più partecipazione alle decisioni, più coinvolgimento dei lavoratori nelle scelte produttive e gestionali delle aziende. Questa fase deve diventare una opportunità per cambiare in meglio il nostro paese, con sicurezza, equità ed unità.

Bisogna uscirne tutti insieme con una risposta collettiva per costruire una società più inclusiva e senza barriere, a partire dal regolarizzare subito il lavoro di tanti migranti, sfruttati dal caporalato e dalle mafie. E’ il momento, insomma, della responsabilità e della solidarietà, non degli egoismi nazionali, come ha sollecitato il nostro presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Se i cittadini dovessero vedere una Europa cieca, sorda, chiusa in se stessa, assisteremo alla fine del sogno europeo. Era questa la prospettiva ideale che già settant’anni fa i nostri padri fondatori avevano indicato con chiarezza nello Statuto della Cisl. Quelle idee lungimiranti restano per noi un punto di riferimento ideale e culturale, un patrimonio di valori e moralità di cui il nostro paese ha ancora enormemente bisogno per poter affrontare le nuove sfide.”