di Giorgia Valentini
Che piaccia o no, qualcosa si muove, in un’Italia ancora troppo spesso polarizzata tra chi nega e chi esaspera, arriva nell‘Agro-sarnese tra i comuni di Nocera Inferiore (capofila), Nocera Superiore, Castel San Giorgio e Roccapiemonte, una determina con cui si dà ufficialmente il via alla costituzione di una rete per l’istituzione degli sportelli Arcobaleno.
Non è uno spot “arcobaleno” , ma l’attuazione di una linea di intervento precisa, finanziata con fondi regionali previsti dalla legge di Stabilità campana (L.R. 25/2024) e incardinata nella legge 37/2020, che già da tempo riconosce il dovere delle istituzioni di proteggere le persone vittime di violenze, discriminazioni per orientamento sessuale o identità di genere. Non è una trovata ideologica, ma un investimento concreto; una manovra da 600mila euro stanziati (con possibilità di aumento), e un bando che punta al coinvolgimento del terzo settore, in modo trasparente e meritocratico. Solo chi ha comprovata esperienza in materia potrà accedere e costituire, con l’Ente Capofila, una Associazione Temporanea di Scopo (Ats) per gestire gli sportelli per almeno 12 mesi. Dunque progetti, schede tecniche, dichiarazioni di affidabilità, personale qualificato e una scadenza precisa 11 ottobre 2025, ore 9 ; il tutto senza oneri diretti per l’Ente come sottolineato nel provvedimento, nessuna spesa fuori controllo, nessuna improvvisazione.
Ma attenzione: guai a pensare che questi sportelli siano l’ennesimo cavallo di Troia per ideologie arcobaleno imposte a forza; questi presìdi nascono, nero su bianco, per contrastare concretamente violenza e discriminazione. Significa fornire ascolto, protezione e percorsi di supporto alle vittime. Chi oggi deride o minimizza l’iniziativa, o peggio grida al complotto gender, farebbe bene a leggere bene le carte. Qui non si tratta di re-ingegnerizzare l’identità delle persone o “rieducare” nessuno: si tratta, banalmente, di non voltarsi dall’altra parte quando qualcuno viene aggredito, insultato o escluso per ciò che è.
È giusto dare atto alla dirigenza del settore socio-educativo, e in particolare alla dottoressa Stefania Caso e alla coordinatrice Rita Arnone, di aver risposto con prontezza a una direttiva regionale, trasformandola in una chiamata concreta al territorio. In un’epoca dove molti amministratori si muovono solo sotto i riflettori dei social, qui si lavora in silenzio per mettere a terra diritti. Chi vorrà partecipare dovrà dimostrare competenza, esperienza e visione, perché proteggere chi subisce odio non è un capriccio o un vezzo radical-chic, è una responsabilità democratica.
Gli Sportelli Arcobaleno, se ben realizzati, saranno un presidio di civiltà, non un laboratorio ideologico e saranno anche un banco di prova per il Terzo Settore locale, il messaggio è chiaro: basta dichiarazioni di principio, servono mani sporche di lavoro sociale. Ora la palla passa agli enti, alle associazioni, ai territori e a noi cittadini, che abbiamo il dovere di pretendere trasparenza, risultati e inclusione vera, senza arcobaleni gonfiati, ma neanche con le bende sugli occhi.

