Marcucci a MN24: “A Nocera emozioni mai provate prima, la mia permanenza…”

Quando la scorsa estate il Città di Nocera presentò il proprio progetto, l’intenzione dei vertici societari era solo una: far sì che una piazza passionale come quella molossa potesse riavere un club degno della propria storia. C’era il bisogno di rialzare la testa dopo essere sprofondati addirittura in Eccellenza. Il desiderio era quello di recuperare il terreno perduto, scalare le categorie nonostante i lavori fossero ancora “in corso”. Per tutte queste ragioni  il primo nome estratto dalla rubrica del responsabile del mercato è stato quello di Errico Marcucci, attaccante con numeri da fare invidia e un curriculum di tutto rispetto. Un profilo che per carattere e qualità tecniche avrebbe potuto far comodo ai rossoneri. Ad un anno di distanza, sia la società che il calciatore hanno raggiunto i rispettivi obiettivi: promozione in D e doppia cifra nel conto delle reti. La punta di Fondi si è concesso in esclusiva a MediaNews24.

Nella sua carriera i gol e le promozioni sono state sempre all’ordine del giorno, perché è speciale vincere a Nocera?

“Abbiamo provato delle sensazioni uniche perché questa piazza è affamata di calcio. Abbiamo iniziato tra lo scetticismo generale, poi però si è creato entusiasmo, ricevendo quel calore che poche volte mi è capitato di vivere”.

Quando è stato contattato dalla società ha subito capito che si trattava di un progetto importante?

“Assolutamente. Sono stato il primo calciatore contattato, mi chiamarono a maggio, io ho accettato subito perché penso che Nocera nel giro di tre/quattro anni la rivedremo in televisione su Sky (ride, ndr). Per cui non ho esitato, ho detto subito di sì: la categoria non mi importava”.

Il vostro percorso non è stato così lineare, le difficoltà non sono mancate…

“Sì, il campionato è stato molto entusiasmante. Abbiamo incontrato una corazzata, che forse a livello qualitativo era più forte di noi. Dall’esterno vedevo una squadra di grandissimi nomi, formata da calciatori di categoria superiore, che forse messi nello stesso spogliatoio non hanno permesso al Sant’Agnello di vincere. Alla fine infatti ha vinto la squadra che è stata più compatta, che ha dimostrato di essere più un gruppo. E’ stato un anno fantastico, a parte la parentesi che ha portato al cambio di allenatore. Maiuri ha avuto la capacità di compattare l’ambiente e la bravura di darci degli stimoli per combattere l’uno per l’altro e conquistare la promozione”.

Lei è arrivato a Nocera con mister Esposito, che aveva già avuto alla Scafatese. Cosa pensa non abbia funzionato?

“Faccio una premessa: il mister è stato colui che ha scelto, insieme alla società, i calciatori. Ci mancava forse quella scintilla che Maiuri ha saputo creare. Esposito lo ha avuto a Scafati e per me oltre ad essere un grande allenatore è una bravissima persona. C’era bisogno di cambiare, la società è stata brava a cogliere l’attimo giusto e alla fine ha avuto ragione. C’era bisogno di una scossa”.

L’ha colpita il suo allontanamento?

“Quando i risultati non arrivano paga l’allenatore. Il suo allontanamento ha scosso un po’ l’ambiente, è chiaro, ma questa c’è stata utile per il proseguo. Dopo Eboli per noi è stata dura, ha pagato lui per tutti”.

Di Maiuri invece cosa l’ha colpita?

“Maiuri per me è stata una grande scoperta. Me ne parlavano tutti benissimo, poi lavorandoci insieme ho trovato un allenatore preparato, che non ha peli sulla lingua, che quando ha da dirti qualcosa te lo dice in faccia. Ci ha trattato tutti allo stesso modo. Gran parte delle vittorie le abbiamo costruite nella settimana: per Maiuri il lavoro in settimana è sacro: il cambio negli allenamenti ci ha fatto cambiare marcia, da allora si è vista un’altra Nocerina”.

Ad agosto saranno 37 primavere, dove riesce a prendere le motivazioni?

“Fortunatamente Madre Natura mi ha donato un fisico ancora integro e poi la passione, la voglia di mettermi in competizione con gli altri, di esultare. Quest’anno ho vissuto a Nocera emozioni mai provate: esultare davanti a 4000 persone è pazzesco. Quest’annata la porterò sempre con me, la racconterò ai miei figli, è stato bellissimo. Mi piacerebbe falsificare la carta d’identità, ma non si può (ride, ndr)”.

Voci di mercato parlano di interessamenti di Afragolese e Casalnuovo, può confermare?

“Ho letto anche io. Qualche società di Eccellenza mi ha chiamato, è vero, però sinceramente in questo momento è giusto aspettarsi una chiamata della società. Ho sempre pensato che Nocera debba puntare al vertice e che ogni calciatore abbia la propria categoria. Mi farebbe piacere essere contattato dai rossoneri anche solo per un ringraziamento: ho dato l’anima per la squadra e i tifosi. In ogni caso capirei se i molossi volessero puntare ad altro: non ho problemi, è stato un onore per me indossare la maglia rossonera, mi tifosi mi sono rimasti nel cuore, tornerò di sicuro al San Francesco da spettatore”.

Quindi in fondo spera in una riconferma…

“Se dovessi essere razionale, direi di aver trovato la mia categoria. Se invece si considera la parte passionale di me è chiaro che mi piacerebbe restare per giocarmela. Mi aspetto una chiamata dalla società, è giusto aspettare il club fino alla fine di giugno, poi si vedrà. Bisognerà valutare bene, dovessi scegliere altro, mi piacerebbe trovare una società ambiziosa: nonostante l’età il mio desiderio è ancora quello di vincere”.

L’estate scorsa per il Città di Nocera rifiutò il Sant’Agnello, quest’anno cosa è pronto a rifiutare pur di restare in rossonero?

“Sì, rifiutai il Sant’Agnello sia ad agosto che a dicembre perché penso che i valori umani debbano essere anteposti ad ogni altra cosa. Avevo preso un impegno con la Nocerina  fin da maggio e volevo vincere con i molossi. Ho apprezzato l’interesse di Giglio, ma non me la sono sentita di tradire l’ambiente. Fortunatamente è andata bene. Restare o meno per me non sarebbe un problema: quest’anno sono stato benissimo, con un contorno bellissimo che mi ha fatto sentire un calciatore vero”.