4 marzo 2005-2020. frana di Montalbino, il comunicato dei parenti delle vittime e dei comitati

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Quindici anni! Quindici lunghissimi anni sono trascorsi da quel tragico 4 marzo 2005, quando alle 17:30 una parte di montagna venne giù e travolse tutto, mettendo fine alla vita dei coniugi Rosa Califano e Mattia Gambardella e del cognato Alfonso Cardamone e cancellando per sempre, in pochi secondi, le abitudini e la quotidianità di intere famiglie che vivevano alle pendici di Monte Albino.Nulla fu più come prima, nulla sarà più come prima.

La giustizia ha fallito: il processo bis non è riuscito a restituire alle vittime e alle loro famiglie la verità, quella verità già accertata nel primo processo: la società Beton cave fu responsabile della frana. 

Così, a causa di un banalissimo “vizio di notifica” sono passati 15 anni e i reati sono andati nel frattempo in prescrizione. “Non doversi procedere nei confronti dell’imputato Franco Amato”.La politica ha fallito: non solo le amministrazioni comunali delle due Nocera non si sono costituite parti civili nei processi, ma, quel che più conta, non hanno mai disposto effettivi controlli sull’attività estrattiva e sui discutibilissimi e reiterati permessi regionali grazie ai quali la cava continua ancora oggi, indisturbata, a bucare il fragile equilibrio della montagna. Nessuno ha mai voluto vedere né sentire.

La città ha fallito. Ogni volta che in questi quindici anni si è voltata dall’altra parte, abbandonando al proprio destino i familiari delle vittime come se la battaglia che stavano combattendo riguardasse solo loro e non il bene di tutti; come se a nessun altro sarebbe mai potuto succedere, non chiedendosi il perché.

È già successo!  E abbiamo fallito tutti.

Guardiamoli, allora, i volti dei morti. I volti di chi non è morto per fatalità o per disgrazia, ma che è stato ucciso da precisi responsabili.

Dalla giustizia, dalla politica, dall’indifferenza.

Speriamo che ci abbiano perdonati.