Un gesto di onestà che ha acceso la miccia di un’inchiesta destinata a far discutere. È quello compiuto da Stefano Milone, arbitro della sezione di Taurianova, il cui coraggio ha dato origine all’operazione “Penalty”, una delle indagini più delicate sul fronte delle scommesse e delle combine nel calcio giovanile italiano.
Tutto è iniziato alla vigilia di Empoli-Lazio Primavera, il 18 agosto 2024. La sera precedente, Milone sarebbe stato avvicinato dal collega Luigi Catanoso, arbitro reggino, accompagnato da un’altra persona. La proposta era chiara: 3.000 euro in cambio di favori arbitrali, informazioni sui gol e sul numero di ammonizioni.
Milone, però, ha scelto la via dell’integrità. Ha denunciato subito il tentativo di corruzione all’AIA, che ha reagito prontamente sostituendolo dalla designazione e segnalando l’accaduto alla Procura Federale FIGC. Da lì è partita un’indagine che si è estesa fino alla Procura di Reggio Calabria, dove erano già emersi movimenti sospetti di scommesse nella zona ionica.
L’operazione, condotta da Carabinieri e Guardia di Finanza, ha portato a cinque misure cautelari, tra cui gli arresti domiciliari per Catanoso. Tra gli indagati figurano anche Giampiero e Tommaso Reale, gestori di un’agenzia di scommesse a Sesto Fiorentino, ritenuti i promotori dell’offerta illecita.
Le indagini hanno inoltre portato alla luce altre partite sospette, dirette in passato da Catanoso, nei tornei Primavera e Serie C. Tutti gli indagati restano, al momento, destinatari di ipotesi di reato.
Con grande compostezza, Milone ha commentato il suo gesto all’Ansa:
“È stato semplice trovare il coraggio di denunciare. Noi arbitri entriamo in campo con la pancia, ma ragioniamo con la testa. Ero felice quando ho denunciato, lo sono ancora di più ora che ha vinto la legalità.”

