28 luglio 1883, la catastrofe di “Casamicciola sull’isola d’Ischia”

Il 28 luglio del 1883, alle ore 21,25, un violento terremoto (5,8 scala Richter) colpì l’isola d’Ischia. Il sisma ebbe l’epicentro presso l’abitato di Casamicciola Terme e e danni si ebbero anche nelle località di Lacco Ameno e di Forio. Le vittime furono 2313 di cui 1748 a Casamicciola, 345 a Forio, 146 a Lacco Ameno, 28 a Serrara Fontana e 10 a Barano.

Tra le vittime si registrarono anche parecchi turisti italiani e stranieri in vacanza sull’isola, tra di essi anche la famiglia del futuro filosofo Benedetto Croce.

I Croce si trovavano a Casamicciola per una breve vacanza estiva e il sisma li colse nel momento in cui stavano per mettersi a tavola per la cena.

Il crollo della loro abitazione uccise il padre Pasquale, la madre Luisa Sipari e la sorella Maria. Benedetto rimase sepolto dalle macerie da cui venne estratto gravemente ferito ad una gamba ed a un braccio.

Dopo le cure il futuro filosofo fu affidato allo zio materno Silvio Spaventa che lo ospitò nella sua casa romana.
La macchina dei soccorsi si mise faticosamente in moto: i primi a giungere sui luoghi del disastro furono i soldati e gli ufficiali di stanza nello stabilimento termale militare dell’isola, risparmiato dal terremoto.

Subito dopo giunsero i bersaglieri, una compagnia del genio e diversi reparti di fanteria che iniziarono a recuperare i sopravvissuti sepolti dalle macerie anche con episodi di coraggio personale.

Il terremoto del luglio 1883 fu preceduto da un evento sismico di minore entità che colpi l’Isola il 4 marzo del 1881 causando 126 morti.

L’ isola del Golfo di Napoli, particolarmente apprezzata dai viaggiatori che ogni anno giungono da varie parti del mondo, nel tempo ha attirato l’attenzione di letterati e poeti, che ne hanno cantato gli aspetti e le bellezze.

Tra i vari poeti che nel corso del tempo hanno scelto di parlarne, Giovanni Verga, tra i narratori italiani più famosi della seconda metà dell’800.

Giovanni Verga scrisse di Ischia, elaborando in modo tempestivo un testo, che fa parte del secondo volume della raccolta intitolata “Tutte le novelle”.

Il riferimento è al tragico terremoto che colpì Casamicciola Terme nel 1883; il poeta descrive, quei terribili secondi, con di un testo diretto e soprattutto molto particolareggiato.

Verga, afferma con le sue struggenti parole di rivedere l’isoletta in tutta il suo splendore, sfilata davanti agli occhi, facendosi spazio tra gli alberi del battello a vapore, durante una sera di autunno.

Lo scritto di cui si fa menzione, apparve sul Don Chisciotte del 13 aprile del 1883, un’edizione straordinaria, pubblicata far fronte ai bisogni di Ischia, funestata quello stesso anno, da un terremoto.

Augusto Placanica ha analizzato in un eruditissimo saggio la genesi e i motivi che hanno portato all’uso del termine casamicciola come metafora di disordine imprevedibile.

Secondo Placanica, a differenza delle molte località italiane devastate da un terremoto o da un altro disastro naturale, la catastrofe di Casamicciola del 1883 sull’isola d’Ischia colpì l’immaginario collettivo popolare perché fu distrutto un luogo di straordinaria bellezza naturale, dedicato alla salute e allo svago vacanziero, frequentato soprattutto da una clientela d’élite costituita da facoltosi aristocratici e ricchi borghesi di tutta Italia e di gran parte d’Europa. Oltre duemila persone persero la vita sotto le macerie.

Infine, solo due anni prima del 1883, il 4 marzo 1881, Casamicciola subì un nuovo violento evento sismico. Anche questo terremoto causò effetti distruttivi in un’area molto limitata della parte settentrionale dell’isola d’Ischia. Complessivamente risultarono danneggiati 10 edifici pubblici e 883 privati, di cui 290 crollarono totalmente.

Secondo i dati statistici rilevati dal Comitato di soccorso, pubblicati nella relazione redatta da Giuseppe Margotta, i vani crollati totalmente furono 834, quelli resi pericolanti e inagibili 117, quelli lesionati in modo considerevole 2952. I morti furono 127: 121 a Casamicciola, 5 a Fango, uno a Lacco Ameno, le tre località dove ci furono gli effetti più gravi. Danni meno gravi (lesioni e dissesti nelle murature) furono rilevati a Barano, Buonopane, Fiaiano, Fontana, Monterone e Tironi; a Forio ci furono danni leggeri.

Per la sua violenza e drammaticità, il terremoto entrò in locuzioni, poi diventate di uso comune, «Ccà pare Casamicciola...»: con queste parole il protagonista di Natale in casa Cupiello, la celebre commedia scritta da Eduardo De Filippo tra il 1931 e il 1932, descrive il caos cui si trova davanti entrando nella stanza dove poco prima, durante una furiosa lite tra la moglie e la figlia, sono finiti in pezzi stoviglie e soprammobili ed è stato «scassato» il presepe che stava costruendo con impegno maniacale. Perché De Filippo utilizza quel paragone per definire il putiferio causato dalla lite. E’ un’espressione popolare in uso per indicare che succede un putiferio, una situazione di caos e di grande confusione (più o meno analogamente all’espressione “Fare un quarantotto”).