25 aprile: in ricordo di Andrea Fortunato, stella cometa bianconera

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Andrea Fortunato nasce a Salerno il 26 luglio del 1971, figlio di uno stimato cardiologo che prega il figlio, quando questi manifesta il desiderio di provare a sfondare nel mondo del calcio, di proseguire comunque gli studi. Andrea sarà di parola, non mollando mai i libri e continuando a studiare anche quando la sua carriera di giovane promessa prende decisamente il volo, portandolo a Como. Proprio qui consegue il diploma di ragioniere, nello stesso momento in cui quello che inizialmente poteva essere soltanto un sogno può dirsi ormai solida realtà. Quando a 22 anni arrivò l’esordio con la maglia azzurra dell’Italia, il 22 settembre del 1993 a Tallinn contro la modesta Estonia, Andrea Fortunato poteva ben dire di avere già raggiunto, giovanissimo, quei traguardi che chiunque ambisca a diventare un calciatore professionista sogna di centrare. Terzino sinistro nella Juventus che lottava con il Milan di Fabio Capello per lo Scudetto, era arrivato in bianconero pochi mesi prima riuscendo subito a prendersi la maglia da titolare. Il suo momento negativo coincide con un rallentamento dei bianconeri, il calcio è spietato ed è noto che non sono pochi quei tifosi che nei momenti di difficoltà cercano un capro espiatorio. Lo trovano nel giovanissimo terzino, che in campo sembra annaspare e aver perso brillantezza: lo accusano di essersi rilassato, di essersi sentito arrivato, di fare la bella vita, dimenticano che quando arrivò in bianconero Fortunato giurò che avrebbe sempre dato tutto se stesso.Il fatto è che qualcosa è cambiato proprio dentro di lui: la diagnosi arriva un giorno in cui il medico della Juventus, insospettito dalla stanchezza sempre più frequente accusata dal ragazzo, decide di fare esami approfonditi. È improvvisa e spietata, e dice che Andrea Fortunato è stato colpito da una forma di leucemia linfoide acuta.Andrea Fortunato promette di lottare, e lo farà fino all’ultimo: tenterà due trapianti di midollo, vedrà la malattia regredire, sognerà ancora un ritorno in campo e confesserà questo suo desiderio ai giornalisti che vanno a trovarlo nel marzo del 1995. Quella che doveva essere la sua seconda stagione in bianconero l’ha trascorsa in ospedale, per cui è un’enorme gioia per lui assistere da convocato, seppure in tribuna, a Sampdoria-Juventus del 26 febbraio, gara vinta dai compagni con un gran gol dell’amico fraterno Vialli. Non vede l’ora di tornare, di mettersi quel maledetto incubo alle spalle una volta per tutte. Non andrà così. Un destino crudele decide di riprendersi con gli interessi tutto quello che la natura gli aveva donato: la classe, l’umiltà, il coraggio e la determinazione. Un’improvvisa polmonite lo riporta tra la vita e la morte, e il 25 aprile del 1995 Andrea lascia questo mondo ad appena 23 anni.