25 aprile – il messaggio di libertà dall’Anpi di Scafati

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Per il settantacinquesimo anniversario della Liberazione d’Italia, pubblichiamo uno scritto dell’avvocato Alfonso Annunziata, presidente della Sezione ANPI di Scafati “Bernardino Fienga”.

“Il 25 aprile quest’anno ricorre in un momento delicato e complicato per il nostro Paese e per tante altre nazioni del Mondo. Numerosi sono i contagiati dalla epidemia virale in corso, tanti purtroppo anche i morti. La generazione nata negli anni 40 del secolo scorso, artefice del rinascita dell’Italia devastata dalla seconda guerra mondiale, è stata duramente colpita dal virus covid 19.
Anche Scafati ha avuto i suoi contagiati e le sue vittime, ha subito una lunga quarantena, ancora in corso. Le celebrazioni per il 25 aprile, qui come in tutta Italia, saranno svolte in forma ridotta ma ci saranno. Era un segnale importante di rinascita e di memoria da lanciare in tutte le città d’Italia e bene ha fatto l’Amministrazione a raccoglierla.
Noi dimentichiamo mai che Scafati è insignita della Medaglia d’oro alla Resistenza.
Non voglio, però, scrivere di questo adesso, ci saranno altre occasioni, come il prossimo 28 settembre per ricordare e approfondire le gesta dei partigiani scafatesi.
So bene che anche stavolta qualche stupido ha cercato ancora una volta di sporcare la festa della Liberazione, a tal proposito basta ricordare quello che disse, a guerra appena finita, un senatore antifascista in Senato a un suo collega parlamentare di provenienza e fede fascista: “abbiamo vinto noi e tu sei diventato senatore, se aveste vinto voi io e tanti di noi saremmo morti o in carcere.”
Queste parole riassumono con semplicità e chiarezza cosa siano la democrazia e la libertà e da quale parte siano state e sono difese.
Ciò che invece mi preme brevemente sottolineare oggi è un altro concetto di Resistenza, ma sempre, appunto Resistenza.
Il virus ci ha costretti a casa, tra mille difficoltà e limitazioni, ci ha dato la possibilità e ci ha imposto di vivere in un altro modo e ad un altro ritmo e a questo proposito mi premono due osservazioni rapide.
La prima relativa ai più deboli, agli ultimi, la crisi economica che verrà fuori dall’epidemia rischierà di rendere ancora più marginali e poveri chi era già marginale e povero (e questo vale anche a livello internazionale tra Paesi), se non si agisce rapidamente e in modo efficace grosse fasce della popolazione rischiano di cadere nella indigenza più assoluta.
È il momento, pertanto, di costruire un progetto politico-economico che non lasci indietro nessuno. La voce del Papa in queste settimane è stata la più alta è chiara su tale tema.
Seconda osservazione, la Terra con le fabbriche chiuse e le macchine nei garage ha respirato: l’atmosfera e le acque sono tornate trasparenti e pulite, la natura a germogliare, gli animali, nostri “concittadini” del mondo, a far capolino in libertà nei boschi e nei mari.
Questo ci fa comprendere che quando sarà stata debellata l’epidemia non dovremo tornare alla “normalità” ma a una “nuova normalità”. È ora, se abbiamo realmente imparato la lezione, di avere cura della nostra Terra, e di conseguenza anche delle generazioni future.
In un certo senso questa esperienza ci ha insegnato che per il mondo siamo noi il “virus” distruttivo che lo uccide, abbiamo il dovere di fare un salto di coscienza e responsabilità nelle nostre prossime azioni politiche e nelle scelte economico-produttive che perseguiremo.
Altrimenti verremo spazzati via, il virus ha dimostrato tutta la nostra fragilità esistenziale, è stata una importante e dolorosa lezione, facciamone tesoro.
Salviamo la Terra e il futuro dei nostri figli e nipoti.
Viva la Resistenza, viva il 25 aprile”.