Sembrava una domenica qualunque. Non lo fu. Ad un certo punto la temperatura salì. Dicevano gli anziani: “questo caldo non è naturale”, frase tante volte ascoltate da tutti. Ore 19,34 parecchi sorpresi in casa, a guardare la sintesi di Juve-Inter sul primo canale Rai. Oppure in giro ad attaccare manifesti per giorni e motivi di protesta. O in qualche locale, magari a prenotare una pizza per la famiglia. Ore 19,34: violenta scossa di terremoto. Nulla sarà come prima in Campania e Basilicata. Sembra crollare tutto ma è solo una sensazione in quei pochi secondi che assomigliano ad ore, alla fine di una storia e all’inizio di un’altra. Tutti giù per strada anche dalle nostre parti. Trovando rifugio in macchine, accalcate in spazi ampi (giorni dopo, sarebbero stati “occupati” gli stadi). Non tutti riuscirono a scendere in strada. A Nocera vi furono morti, un paio di palazzi, tra via Gabola e via Atzori, caddero come se fossero stati costruiti con un puzzle di sabbia e ladrocinio autorizzato, i soccorsi in alcune zone furono colpevolmente ritardari. Dopo accadde di tutto. Scosse di assestamento, qualcuna da paura bis. L’arrivo dei militari, l’intervento in grande stile della camorra che per prima cosa s’intromise nella distribuzioni di viveri e vestiti che arrivavano nelle caserme dal nord, le varie visite di Zamberletti che faceva i summit al convento di Sant’Antonio a Nocera, i volontari e gli sciacalli, la camorra che subito intervenne per gestire la ricostruzione, il sindaco di Pagani Marcello Torre che ci rimise la vita, le tende e poi i container, quindi i prefabbricati, certi scempi visibili ancora oggi come quelli nocerini a Montevescovado, la camorra che voleva la fetta più ampia della torta rispetto alla politica e per tale motivo cominciò ad uccidere e a uccidersi, il coraggioso discorso di Pertini che mandò via il Prefetto di Avellino e urtò la Dc. 23 novembre 1980: 38 anni dopo, oltre due generazioni dopo, si ricordano gli attimi del terrore e i giorni del caos. Quel terremoto ha distrutto le nostre zone fisicamente, moralmente e civilmente. L’ultima ricostruzione è la più difficile, quella civile, ancora in corso, perennemente in corso. E’ la lotta verso il Male che s’impadronisce di tutto, sparando e non non sparando. Il Male c’è sempre, si presenta in altre forme, pur rimanendo in gran parte ancora figlio di quella scossa che cambiò le vite ma non fino al punto di cambiare cuori e anime. Si scrisse “Fate presto”. In realtà era già tardi.
Qui il video dei danni del terremoto del 23 novembre 1980
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