La “nuova camorra” a Scafati, come qualcuno l’ha già soprannominata, altro non rappresentava che la guerra tra i componenti di due fazioni criminali: quella dei Cesarano, gli stabiesi di Castellammare, e i Matrone, a Scafati. La genesi delle indagini risale al giugno 2017, con gli elementi che i carabinieri mettono insieme sulle varie estorsioni commesse a danno di attività commerciali, ma anche su di un traffico di armi e droga. La Procura Distrettuale Antimafia, nelle sue perquisizioni, ha scoperto anche una serie di esplosivi da utilizzare, probabilmente, per nuove azioni criminali. A capo di una delle due fazioni c’era Giuseppe Buonocore, genero di Franchino Matrone, il boss ristretto al 41 bis, che sotto la sua spalla poteva vantare la presenza di ragazzi di 20-25 anni. Da quanto dichiarato dal sostituto procuratore Dda, Giancarlo RUsso, i numerosi episodi “estorsivi fanno emergere l’assoggettamento omertoso che poi è stato rotto dalle attività di indagine dei carabinieri che hanno fatto emergere una realtà fino a condurre alla denuncia per ripristinare un rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni“. Lo stesso ha affermato il collega e co titolare delle indagini, Guarriello: “Lo scenario criminale fatto di equilibri in continuo cambiamento, con l’attività di indagine e non solo con l’aiuto di collaboratori, ha fatto emergere una situazione grave dove i carabinieri, non adeguati in numero rispetto alla grandezza del territorio, riescono comunque con il loro impegno costante ed incisivo a tirare fuori quanto è emerso“.
Camorra “old style”
Il primo episodio sul quale gli inquirenti cominciarono a lavorare risale al 14 giugno 2017, con un soggetto a volto coperto e con cappuccio in testa, fa esplodere un ordigno rudimentale presso il Roxy Legend bar di via Melchiade a Scafati, di proprietà della famiglia Buonocore. Un episodio simile si registrò, in precedenza, nei pressi del centro scommesse di via Martiri d’Ungheria. A seguire il raid al bar La Dolce Vita di proprietà della moglie del neo collaboratore di giustizia, Andrea Dario Spinelli. Seguono la tentata estorsione al negozio di parrucchiere Nico Style e la pescheria-ristorante “Acqua e sale”. A fornire elementi su questi ultimi episodi fu proprio Spinelli, che fece emergere i contorni di quegli scontri tra le due organizzazioni criminali. Con Giuseppe Buonocore a “reggere” ciò che restava del clan di Francesco Matrone. Un neo “clan” che si autofinanziava con lo spaccio ma che si rendeva maggiormente forte con il reperimento di armi e l’assistenza legale e quotidiana ai carcerati, oltre che nel versare la paga ai singoli associati. Una camorra “old style”, percebile anche nell’imposizione alle attività commerciali di installare i propri apparecchi da gioco elettronico. E su ogni macchinario c’era una percentuale da riscuotere. E chi non pagava, veniva minacciato di morte, come è stato appurato per Buonocore, grazie alle intercettazioni telefoniche. Anche se fosse andato in galera, l’uomo si sarebbe vendicato sulla famiglia di chi – in sostanza – lo aveva spedito dentro.
Gli attentati alle attività commerciali
Anche un negozio di Angri finì nel mirino del giro di estorsioni. Era il supermercato Iper G, dove Buonocore pretese il versamento di 3mila euro da elargire in maniera periodica a Natale, Pasqua e Ferragosto, stimato in 9 mila euro all’anno. Buonocore aveva “delegato” Antonio Palma e Pasquale Panariello di chiedere i soldi per i carcerati. La garanzia era il suo nome. A Nicola Patrone, indagato nella stessa inchiesta, avrebbe svolto il ruolo di palo. eva da palo. L’episodio è datato 2 ottobre del 2017. Segue l’estorsione ai danni della ricevitoria in via Passanti, a Scafati. E’ il 2 dicembre 2017, quando Giovanni Barbato Crocetta, sempre dietro richiesta di Giuseppe Buonocore, si presentò nella rivendita per chiedere un contributo per Natale per i carcerati. Il titolare avrebbe dovuto versare il “pizzo” al Roxy Legend bar, in quel periodo gestito da Buonocore. Ma la vittima non si presentò, per poi convincersi dopo poco. Buonocore promise “protezione” al commerciante. I soldi però non arrivarono e Crocetta, dietro ordine di Buonocore, esplose diversi colpi dpi stola a ridosso della saracinesca dell’attività commerciale. Il raid avvenne il 26 dicembre, dopo la chiusura della tabaccheria. Quei colpi dovevano essere ben visibili
Gli altri indagati
Tra gli iscritti figura anche Pasquale Panriello, accusato di aver falsamente denunciato il furto di una revolver calibro 22 e di due pistole semiautomatiche, oltre a due fucili e varie cartucce. Lo stesso riferì su di una vendita di una pistola semiautomatica ad un cittadino albanese, che invece fu sequestrata presso la casa della madre Elvira Improta. L’uomo risponde di spaccio di hashish e marijuana. Inoltre, insieme ad un ragazzo minorenne, è accusato di aver distrutto con il liquido infiammabile l’ingresso di una pescheria. Anche qui, per onorare l’ordine del neo clan Matrone-Buonocore. Giuseppe Buonocore, Francesco Berritto, Giovanni Barbato Crocetta, Antonio Palma, Pasquale Palma, Pasquale Panariello e Nicola Patrone rispondono anche di detenzione di armi: in particolare di mitragliette e pistole di varia calibratura. Una pistola è stata anche trovata anche a casa di Vincenzo Muollo, lo scorso gennaio. Destinatario di una misura cautelare anche Vincenzo Nappo, ‘O nonno, è accusato di traffico di armi in quanto avrebbe acquistato da Buonocore una pistola calibro 38. Fu trovato anche in possesso di un’altra pistola che avrebbe spedito ad un suo parente al Nord. Avrebbe avuto disponibilità di una mitraglietta, un fucile, delle pistole di calibro e di marca imprecisato.

