L’arte di essere fragili è il quarto libro di D’Avenia, già autore di romanzi di grande successo:Bianca come il latte rossa come il sangue, Cose che nessuno sa, Ciò che inferno non è.
In L’Arte di essere fragili D’Avenia mette in scena un dialogo immaginario tra se stesso e Leopardi, e in questo modo esplora gli ambiti più intimi (e complicati) dell’esistenza umana.
Se a scuola gli insegnanti non sono riusciti a farvi comprendere Leopardi, è giunto il momento di salvarsi la vita. E di ricredersi, di entusiasmarsi leggendo L’arte di essere fragili, un libro del tutto privo di pessimismo ma anzi pieno di speranza. Ci sono passaggi che aiutano a vivere. Eccone alcuni: Ci accontentiamo di attraversare stancamente la ripetizione di giorni senza gioia.
Io credo accada perchè spesso alla vita preferiamo il suo rivestimento,
come se chi ha ricevuto un regalo si accontentasse del pacchetto per paura di rimanere deluso; L’arte da imparare in questa vita non è quella di essere invincibili e perfetti,ma quella di saper essere come si è,invincibilmente fragili e imperfetti….la speranza dell’impossibile reso possibile. Riuscireste voi a trasformare in canto il dolore della vita,i vostri fallimenti,la vostra inadeguatezza? A nutrirvi del vostro destino,più o meno fortunato che sia,per farne un capolavoro immortale?
Il Collegamento
Kurt Cobain per certi versi, messi in musica spesso, è stato un Leopardi moderno. “La vita non è nemmeno lontanamente sacra quanto l’apprezzamento della passione.“ “Incertezza: come spalancare gli occhi al buio e poi chiuderli forte forte e poi aprirli e restare accecati dai puntini d’argento creati dalla pressione sulle cornee, strizzarli, farli roteare, mettere a fuoco e accecarsi di nuovo, ma almeno in qualche modo hai visto la luce.“ “Mi conservo appositamente naïf e sto alla larga dalle informazioni di questa terra perché è l’unico modo di evitare un atteggiamento cinico. Tutto quello che faccio è profondamente inconscio perché non è possibile razionalizzare la spiritualità. Non meritiamo questo privilegio. Non so parlare. So solo sentire”

