Il primo maggio del 1947, a Portella delle Ginestre (Palermo) ebbe luogo la prima strage poitico mafiosa dell’Itaia unita: 11 morti e oltre 27 persone gravemente ferite.
La strage fu compiuta da Salvatore Giuliano, criminale e indipendentista siciliano che, insieme ai suoi uomini, aveva già compiuto una serie di efferati crimini.
I veri mandanti però, non furono mai individuati.
La strage ebbbe luogo proprio il primo di maggio, nel giorno della prima festa dei lavoratori, quando circa duemila lavoratori e contadini della Piana degli Albanesi, si erano riuniti nella piana di Portella della Ginestra per i festeggiamenti della vittoria del Fronte Popolare – l’alleanza PCI-PSI, che alle elezioni regionali del 20 aprile aveva vinto le elezioni – e manifestare contro il latifondismo e a favore dell’occupazione delle terre.
In attesa del comizio ufficiale, Giacomo Schirò, calzolaio di San Giuseppe Jato e segretario della locale sezione socialista, decise di intrattenere la folla ma dopo pochi minuti dall’inizio del suo discorso, Salvatore Giuliano e la sua banda cominciarono a sparare sui manifestanti. All’inizio non si comprese bene quale fosse la gravità della situazione in quanto quegli spari furono confusi per quelli dei mortaretti della festa, ma non ci volle molto per realizzare la tragedia che si era compiuta.
Tra gli 11 morti una donna, Margherita Clesceri di 47 anni appartenente alla minoranza albanese residente nel palermitano.
La CGIL organizzò uno sciopero generale e accusò i latifondisti di voler “soffocare nel sangue le organizzazioni dei lavoratori”. L’ispettore capo di polizia in Sicilia, Ettore Messana, invece, derubricò il fatto a un episodio circoscritto, di carattere locale.
Il giorno seguente alla strage, durante l’Assemblea Costituente, il Ministro dell’Interno Mario Scelba (noto esponente della DC), intervenne per leggere il telegramma dell’ispettore e accusò da subito come unici responsabili della strage Salvatore Giuliano e la sua banda.
Nella lettera inviata a L’Unità nel 1948 da Salvatore Giuliano è chiarito lo scopo politico della strage ed emergono molte allusioni sui rapporti che Giuliano intratteneva con noti esponenti politici, tra cui lo stesso Scelba. In seguito a quella lettera, molti degli esponenti della banda furono catturati. Il 5 luglio 1950 Giuliano venne ritrovato morto nel cortile della casa di un avvocato di Castelvetrano.
La triste storia di Portella delle Ginestre, è stata fin da subito molto controversa. La verità su quanto fosse accaduto e chi fossero i mandanti è forse uno dei segreti meglio custoditi della Repubblica e chiunque abbia cercato di fare luce su quell’episodio non è mai riuscito ad arrivare fino in fondo in quanto molti documenti sono ancora non fruibili per elaborare una ricostruzione puntuale dei fatti.
Tuttavia, un grande lavoro è stato svolto da Giuseppe Casarubbea che ha speso tutta la vita alla ricerca della verità. Ciò che è certo, è che a Portella delle Ginestre si consumò una strage di Stato,inserita in una strategia di destabilizzazione che si prefiggeva il rovesciamento della neonata Repubblica con l’obiettivo di instaurare un governo autoritorio nell’agosto del ’47.

