Pagani/Scafati/Castellammare. Comuni responsabili dei debiti delle società partecipate

Una sentenza che farà storia e soprattutto costituisce un precedente destinato a condizionare altri casi simili, primi fra tutti – come riportato dal quotidiano Le Cronache – quelli legati alle vicende della Scafati Sviluppo e della Multiservice di Pagani.

La decisione del tribunale di Nocera Inferiore – che ha condannato il Comune di Pagani a pagare circa 300mila euro di fitti della sede della Fondazione “Pagani Città di Santi, Artisti e Mercanti”, ritenendolo responsabile dei debiti della partecipata – ha numerose implicazioni, non ultime le probabili responsabilità degli amministratori comunali che si sono succeduti negli anni.

A riflettere sulle conseguenze di questa sentenza è il professor Fabrizio Fezza. Il docente di diritto commerciale all’università di Salerno, difensore del privato che affittò l’immobile alla Fondazione, ha in corso altri giudizi sulla medesima questione contro il Comune di Castellammare di Stabia e la partecipata Sint spa in relazione al fallimento della società Terme di Stabia spa; è stato anche arbitro in diversi contenziosi contro Scafati Sviluppo.

Professore, qual è la rilevanza di questa sentenza?

«Negli scorsi anni si era diffusa l’idea che le società e gli enti di pubblico servizio potessero consentire all’ente territoriale (Comuni, Provincie ed altri simili, ndr) di svolgere le proprie attività istituzionali senza riversare sui propri bilanci le relative passività. La sentenza del tribunale di Nocera, applicando agli enti territoriali i princìpi della disciplina societaria, ha sgombrato il campo da questo falso convincimento. Il Comune di Pagani, in particolare, è stato condannato al pagamento del debito contratto dalla Fondazione a titolo di risarcimento del danno per l’illegittima attività di eterodirezione dell’ente strumentale e, segnatamente, per aver consentito allo stesso di indebitarsi oltre la sua effettiva capacita patrimoniale. In pratica, il principio desumibile dalla sentenza è che gli enti territoriali rispondono delle obbligazioni delle società e degli enti strumentali tutte le volte che, esercitando il potere di direzione sui medesimi, non ne controllano l’indebitamento e la capacita restitutoria, determinandone l’insolvenza. Si tratta di un principio applicabile anche al di fuori della fattispecie nella quale è stato affermato, ed in particolare, a tutti i casi di società strumentali dichiarate fallite, come è di recente avvenuto, nelle nostre zone, con la Multiservice di Pagani, la Scafati Sviluppo o con la società delle Terme di Stabia».

In pratica, gli amministratori comunali non possono fare più i furbi, creando società partecipate di diritto privato dove assumere persone senza concorso e dai “bilanci allegri”, declinando poi le responsabilità: a pagare sarà sempre il Comune?

«Diciamo che il principio affermato dal tribunale nocerino responsabilizza maggiormente gli amministratori degli enti territoriali rispetto alla gestione delle società strumentali, che sicuramente non potranno essere più veicolo di spesa incontrollata o espediente per alleggerire i bilanci comunali».

Se, in parole povere, alla fine i debiti li paga sempre il Comune, a questo punto potrebbe scattare la responsabilità anche degli amministratori comunali? Può intervenire la Corte dei conti?

«E’ possibile. Soprattutto nel caso in cui l’ente strumentale, anziché essere impiegato per una migliore organizzazione dei servizi pubblici, sia invece concepito come un espediente per spendere denaro pubblico al di fuori di ogni controllo. Lei è stato arbitro in alcuni arbitrati tra Scafati Sviluppo e gli acquirenti dei capannoni da edificare. Come si sono conclusi?

«La decisione ha riconosciuto sempre i diritti degli acquirenti e la soccombenza della Scafati Sviluppo. Il fallimento della società, tuttavia, renderà piuttosto difficile la concreta realizzazione di queste ragioni di credito. E’ possibile che il precedente del tribunale nocerino aiuti anche questi malcapitati imprenditori ad ottenere ragione, rifacendosi sul Comune».