Pagani. Processo Linea d’Ombra: i fratelli Panico indagati per calunnia

I fratelli Amerigo e Luca Panico sono indagati per calunnia. Avrebbero riferito false circostanze su Giovanni Barone, anche se sapevano essere innocente. Il contesto è quello del processo «Linea d’Ombra», tra i cui imputati figurava anche l’ex sindaco Alberico Gambino, con Amerigo Panico nelle vesti di grande accusatore. Entrambi, nel 2011, riferirono alla Dda circostanze false su Giovanni Barone, anche lui imputato nel processo come direttore commerciale del Pegaso. A più riprese, indicarono Barone come «uomo del gruppo Gambino», che li avrebbe obbligati a sottostare a diverse estorsioni, oltre che a stare attenti. Questo quanto dichiarò Panico il 14 e 17 giugno 2011: «Barone è un uomo del gruppo Gambino, in maniera sottintesa mi faceva capire che mi sarei dovuto sottoporre al gioco estorsivo, paventava che l’indagine della Dda lo coinvolgesse e quindi mi chiedeva di rassicurarlo in merito alla mancata denuncia in relazione alle estorsioni subite». E poi: «Barone, per nome e per conto di Gambino mi chiedeva se fosse vero che il sottoscritto aveva denunciato quanto subito…temendo per la propria incolumità fisica e per quella dei propri figli, mentivo a Barone, tuttavia lo stesso non mi credeva e mi riferiva di stare attento». Per aggiungere: «Spero che tale pressione nei miei confronti da parte di tali delinquenti finisca presto». Il 16 luglio, invece, Amerigo Panico faceva verbalizzare: «Barone è stato imposto a noi da Gambino, era uomo suo e controllava l’andamento del centro commerciale, era in rapporto diretto con i fratelli D’Auria Petrosino. In diverse occasioni ne ha agevolato le attività, Barone aveva dato mille euro ai D’Auria perché avevano fatto una cooperativa di servizi. Ha sempre tenuto un comportamento che potesse essere utile al gruppo».

Il 16 luglio, invece, Luca Panico dichiarava: «Gambino ed i suoi imponevano l’assunzione di Giovanni Barone che veniva posto a capo del centro commerciale pur non avendo la minima esperienza, in quanto Gambino voleva controllare le attività economiche ed i lavori e gli appalti che dovevano essere eseguiti. Giovanni Barone, uomo di fiducia di Gambino che intratteneva relazioni con Michele Petrosino D’Auria. I Gambiniani facevano pervenire diversi messaggi minatori tramite Barone, facendoci capire che se non ci fossimo messi all’ordine avremmo subito ripercussioni da Gambino e dai pregiudicati che lo appoggiavano. Il gruppo di Gambino era costituito da: (nella lista di nomi c’era anche quello di Barone). Tutti insieme remavano per la conquista della nostra attività economica». Per la Procura di Nocera Inferiore, che ha ora chiuso le indagini, quelle dichiarazioni erano false, avendo i due – durante il processo – dimostrato di sapere da prima che Barone fosse innocente.