Metalli pesanti nei malati di tumore. La ricerca sperimentale del dott. Petrosino

Il dottor Vincenzo Petrosino è un medico ricercatore specialista in chirurgia oncologica di origine salernitana che lo scorso 27 maggio ha presentato uno studio inedito e sperimentale in occasione del 103° Congresso SIO tenutosi a Roma in collaborazione con i colleghi della Università di Napoli.

In questa occasione è stata presentata la prima parte del lavoro focalizzata sulla presenza  e dosaggio dei metalli pesanti e policlorobifenili nel sangue e nei capelli di pazienti ammalati di alcune particolari patologie (tumori testa collo) e residenti da diversi anni nelle aree con riconosciuta criticità ambientali, aree cosiddette a rischio della Campania e Basilicata. “Abbiamo sottoposto 80 volontari provenienti dalla terra dei fuochi, da Napoli ,Caserta, Cava dei Tirreni, Salerno e Basilicata con patologie oncologiche in diversi distretti, o tiroiditi o malattie neurodegenerative e malformazioni alla nascita e anche alcuni ammalati di Mcs ( sensibilità chimica multipla ben documentata e autistici ) all’esame del sangue capillare per il dosaggio di 14 metalli pesanti e 12 policlorobifenili più cancerogeni”.

Dallo studio del dottor Vincenzo Petrosino, eseguito con rigido protocollo, tecnologie altamente  all’avanguardia e che verrà pubblicato entro qualche settimana, risulta un dato inconfutabile: le persone colpite da alcune patologie neoplastiche presentano livelli altamente superiori di metalli nel sangue. Nella prima parte del lavoro sono già ben localizzate le zone di appartenenza e la quantità e tipo di sostanza presente. Come scrivono gli autori è stata l’occasione per presentare il filone di ricerca e la prefazione al secondo che è già stato realizzato e sarà disponibile si spera a breve.

I metalli pesanti sono stati dosati su due matrici: sul sangue capillare estratto dalla punta del dito e sul capello, prelevato nella zona nucale. Il primo è una fotografia istantanea di qualcosa che è in circolo nell’organismo. Il capello, invece, sembra essere un qualcosa che ci dovrebbe mostrare un accumulo nel tempo. Lo studio tra l’altro ha come secondo scopo anche quello di capire l’opportunità o meno di utilizzare la matrice capello e le differenze tra le due.

i metalli pesanti e i policlorobifenili sono presenti nei luoghi inquinati, nelle acque, nell’atmosfera, nel suolo, negli animali e pesci. Le considerazioni che ne derivano sono numerose e anche di difficile comprensione per tutti, aprendo un interessante e complesso scenario scientifico.  Molte di queste sostanze si bioaccumulano nel nostro organismo (ne prendiamo piccolissime dosi al giorno e ne accumuliamo nell’organismo in dosi maggiori spesso di quelle esistenti all’esterno) e recitano un ruolo nell’oncogenesi  e nella alterazione del nostro codice genetico, in parte già conosciuto per stress ossidativi e altro.

MALATTIE TUMORALI, CASI IN AUMENTO? – I casi di malattie neoplastiche sembrano in ascesa negli ultimi decenni,  in parte sembra vero ,ma quando si tratta di scienza bisogna ragionare con piglio scientifico ed evitare riflessioni affrettate e sommarie. “Può anche essere che abbiamo imparato a diagnosticarli di più… Si vive di più e quindi aumentando l’età media aumentano anche le probabilità di contrarre tumori – spiega il dottor Vincenzo Petrosino -. Oggigiorno troviamo e curiamo tumori all’utero, al retto e allo stomaco di pochissimi millimetri, anzi carcinomi in situ, ossia che non sono ancora invasivi, prima non li vedevamo neppure, forse molti di essi regredivano da soli, oppure si moriva di cuore pur avendo un cancro e non si sapeva”. Grazie alle nuove tecnologie si possono diagnosticare tumori anche fino a dieci anni prima dall’insorgenza: “Sai quanti sono morti di polmonite senza antibiotici e magari avevano anche un tumore al polmone, ad esempio un microcitoma? Solo 20 anni fa eravamo abituati a vedere ad esempio donne che a 50 anni arrivavano dal medico con tumori al seno di 10 cm e metastasi, o addirittura che uscivano al di fuori della cute, morivano anche nel giro di 5-6 mesi. Oggi parliamo di tumori di un millimetro diagnosticati a 30 anni e di cure sempre più efficaci. In realtà diagnostichiamo con le moderne tecnologie ciò che vedevamo 30 anni fa di 10 cm, qualche volta non influenziamo troppo l’evoluzione della malattia, che specie nella mammella dicevamo è una malattia di “organismo non di organo“.

LE DIFFICOLTA’ NEL TROVARE UNA CURA E IL VACCINO ANTITUMORALE – La scienza sembra essere in ritardo contro questa malattia del secolo, ma molto dipende dalla natura subdola del cancro. “Tenete sempre ben presente che due cellule del tumore in un organo… paradossalmente una può restare nell’organo e dare la massa tumorale, l’altra partire in circolo e dare metastasi.  Diciamo che questo è caso estremo, ma dobbiamo capire cosa abbiamo di fronte. Il cancro non è una patologia semplice in quanto non conosciamo davvero a fondo tutti i meccanismi della cancerogenesi – sottolinea lo specialista in chirurgia oncologica -. Con molta probabilità un insieme di fattori intervengono nella promozione della malattia, un po’ come dare una spinta ad una persona che sta sul ciglio di un burrone. Una volta innescatosi il processo non sappiamo se questo va “a buon fine“ o in certi casi regredisce. Credo che molti medici abbiano avuto occasione di osservare “guarigioni miracolose“, il nostro sistema immunitario è mirabile anche se nel caso del cancro accadono alcune cose che ne impediscono le piene funzioni. Conosciamo che esistono casi di tumore alla pelle negli spazzacamini, nei marinai e persone esposte ai raggi ultravioletti, oggi conosciamo l’azione di alcuni virus e abbiamo anche messo su alcuni vaccini. Non credo però che il futuro sia un “vaccino universale inteso come quello anti vaiolo o antipolio, la malattia è multifattoriale e probabilmente la soluzione dovrebbe essere non verso un agente ma verso “una situazione che si verifica“. Allora diciamola da  “scienziato“, spesso il pensiero precede la ricerca pratica, dobbiamo agire non sull’hard disk o sul lettore cd ma sulla scheda madre e scendere sul microprocessore, molto probabilmente aggiustare anche il “software“. Forse oggi stiamo solo lavorando sugli accessori, sul contorno della malattia. Devo dire però che le attuali ricerche sono già abbastanza  avanti, ma questo tenete presente che è dovuto anche al fatto che solo da pochi anni abbiamo alcune tecnologie, solo da alcuni anni siamo capaci di analizzare il dna e aggiungo “velocemente“.  Ovvio che qualsiasi informazione posso dare su alcune cose è sempre ridotta e superficiale in quanto la materia è complessa e le stesse ricerche e novità spesso vanno rincorse, vagliate e incamerate dal medico”.

L’INFLUENZA DELL’AMBIENTE  – Ad oggi è impossibile stabilire un nesso tra criticità ambientale e neoplasie. Pur nutrendo sospetti su industrie, fiumi inquinati ed elettromagnetismo il cancro non porta un marchio di provenienza certo. “L’ambiente in realtà è il luogo il mezzo nel quale immersi  viviamo, non è difficile immaginare che un ambiente possa condizionare la nostra vita in tutto anche ovviamente nella qualità della vita e salute. Ricordo spesso una mia espressione forse forte : il sole che ci dà la vita può darci anche la morte con i suoi effetti. Questo forse dobbiamo sempre tenerlo presente”.

METALLI PESANTI NEL  SANGUE DEI MALATI – La ricerca in corso di pubblicazione del dottor Vincenzo Petrosino ha attestato un dato certo che potrebbe essere il trampolino di lancio di ricerche future: nel sangue dei malati tumorali presi in esame sono presenti livelli di metalli pesanti molto al di sopra della media. Cosa può significare? “In questo momento per me rappresenta il passaggio da un momento epidemiologico general , il passaggio dallo studio dell’ambiente a ciò che l’ambiente invece cede all’organismo. Molto al di là del monitoraggio nell’ambiente esterno delle sostanze. Qui già parliamo di umani. Questa probabilmente è la strada. Per quanto riguarda il famoso nesso di causalità, devo dire che ci sto lavorando e ho forse una buona idea, ma spesso le idee vengono anche rubate, pertanto per ragioni di ricerca forse è meglio non parlarne, ma esiste qualche buona possibilità che sto valutando. Al momento possiamo avere preziosi indizi e già è molto. Aggiungo non ambientalismo e basta ed estremo, assolutamente bisogna mediare e trovare sagge soluzioni. La strada scientificamente accettata è molto più complessa ma forse è l’unica alternativa per inserire almeno tanti e tali dubbi da permettere l’applicazione molto più severa del sano “principio della precauzione”.

Luigi Ciamburro