Madonna delle Galline…. e si alza già il fumo dei carciofi e il suono delle tammorre

L’odore dei carciofi, il suono delle tammorre, i nastri colorati delle nacchere che sventolano verso il cielo. I toselli allestiti negli antichi cortili del centro storico. Il profumo delle pastiere di grano che si respira tra le strade.  L’anima di un paese che, con l’arrivo della primavera, si risveglia a suon di festa. E l’imponente statua della Madonna del Carmelo che protegge i suoi devoti fedeli. E’ questa l’antica festa paganese dal cuore giovane. Un mix tra sacro e profano in grado di inebriare l’atmosfera e scaldare i cuori. Tutto è in fermento, in movimento. Non ci si ferma neanche di notte. Anzi è proprio quando cala il silenzio che, insieme, giovani ed anziani escono dai loro covi per lavorare. Allestiscono i toselli con drappi colorati, raffigurando l’immagine della Madonna, avvolta da fiori e circondata da galline e colombi che, situati in diversi punti della città, nei giorni di festa accoglieranno cantori di musica popolare e danzatori. Un ballo che incarna un vero e proprio corteggiamento riaccende passioni e suscita profonde emozioni. Una tradizione che i paganesi hanno alimentato anno dopo anno, di generazione in generazione. Una festa che affonda le sue origini nel lontano 1503, allorquando nel giorno dell’ottava di Pasqua un gruppo di galline razzolando la terra sempre nello stesso punto trassero fuori una tavoletta larga due in tre palmi, su cui era dipinta l’effige di Maria del Carmelo. Da qui l’espressione di “Madonna delle galline” in onore delle inconsce ed innocenti esploratrici che avevano reso onore alla sua immagine. Si narra che l’immagine avrebbe compiuto ben 8 miracoli a testimonianza della devozione non solo degli abitanti dell’Agro. Nel luogo in cui le galline avevano trovato la tavola venne edificato un santuario per accogliere tutti i fedeli. La statua della Santa Vergine che tutto l’anno rimane coperta da un velo, viene mostrata ai fedeli solo nel giorno dell’apertura delle porte del santuario che si svolge nel pomeriggio del venerdì in Albis. Il suono folcloristico delle tammorre, con cui si omaggia la Santissima Madre, segna l’inizio dei festeggiamenti. Le strade della città si preparano per accogliere, la prima domenica dopo Pasqua, la processione con la statua della Madonna del Carmine, risalente agli inizi dell’800 trasportata su un carro spinto anticamente dai fedeli. Sul suo capo dei colombi che vi rimangono per tutta la durata della processione.  Al suo passaggio i toselli ne svelano l’immagine addobbata, ed iniziano le danze che durano fino all’ala. Dai balconi delle abitazioni, addobbati con le lenzuola più belle del corredo, per ricevere grazia sull’intera famiglia, volano coriandoli colorati ed i più piccoli vengono sollevati verso di Lei per ricevere la benedizione. Avviene, poi, dinanzi alla basilica di Sant’Alfonso il significativo “scambio delle galline e dei colombi”. I padri redentoristi donano due galline alla statua della Madonna che, ricambia con due colombe. Si narra che questa tradizione venne iniziata dallo stesso Sant’Alfonso. Verso sera la Vergine ritorna poi a “casa”. Suggestivo il rito che si svolge all’alba del lunedì quando dopo tre giorni e tre notti di suoni e danze, i tammorrari depositano i loro strumenti ai piedi della Vergine ed intonano l’antico canto popolare Madonna de la Grazia. La città tutta è particolarmente legata al ricordo del c.d “Principe della tradizione” ovvero Francesco Tiano detto “l’Africano”, a cui è dedicato il tosello sito a “Casa Califano” in via Lamia ma anche a quello di altre personalità che hanno reso grande questa festa: Gioacchino Moscariello, Giuseppe Totrora detto “a Susanna” ed altri ancora. Nei toselli, simbolo di questa tradizioni, si offrono piatti tipici: casatiello, carciofi arrostiti tagliolini e si serve del vino rosso. Ad allietare gli ospiti il suono degli strumenti tipici e l’allegria di un popolo saldamente legato alle sue tradizioni.