Equitalia usuraia. Sentenza storica a Salerno. La procura avvia il procedimento giudiziario

11283

Con sorprendente sentenza del 28 aprile 2015, la Commissione tributaria di Salerno, ha condannato Equitalia Sud Spa all’annullamento di cartelle impugnate dal contribuente, riconoscendo l’applicazione da parte dell’Agente di Riscossione di interessi usurai e trasmettendo tutti gli atti alla competente Procura della Repubblica per l’apertura del relativo fascicolo penale, la quale sarà chiamata a giudicare Equitalia in ordine al reato di usura ex art. 644 del codice penale.
La questione relativa agli interessi applicati da Equitalia è al vaglio dei Tribunali già da alcuni anni. In particolare, l’applicazione di tassi apparentemente usurai e pertanto illegali, viene spesso baypassata quando è il contribuente a chiedere la rateazione del debito, sulla base della considerazione che in questo comportamento la legge individua una sorta di “riconoscimento del debito” in quanto è il cittadino che decide di pagare. In realtà il rateizzo è l’appiglio a cui il contribuente si aggrappa solo per bloccare i tempi dell’esecuzione forzata senza che ciò esprima il cosciente riconoscimento del debito. Inoltre, la rata mensile che Equitalia calcola è un vero e proprio fardello per il cittadino, appesantita da interessi su interessi per una durata totale, nella maggior parte dei casi, di cinque anni.
La sentenza di cui sopra sembra quindi aprire uno spiraglio per i contribuenti, troppo spesso indotti da pigri consulenti a rifugiarsi nella semplice e comoda soluzione della rateazione, con il risultato di vedersi anche raddoppiato nel giro di pochi anni il proprio debito con l’Agente della Riscossione. Le diverse Procure italiane, sino ad oggi interpellate in relazione all’accusa di usura relativamente agli interessi applicati da Equitalia, hanno date risposte spesso contraddittorie. Molta più omogeneità di giudizio sembra esserci circa la constatazione che Equitalia applichi l’anatocismo nel conteggio degli interessi. Ad essere precisi un triplice anatocismo, nel calcolo degli interessi di mora, nel calcolo dell’aggio, nel calcolo degli interessi di dilazione quando viene concessa la rateazione.
Tale pratica, in conclusione, non può che essere condannata e considerata disdicevole, ancor più se si pensa che viene posta in essere da un ente nella sua qualità di Pubblica Amministrazione.

Avv. Pasquale Zambrano