Aeroporto di Salerno: progresso e sviluppo o allerta sanitaria?

Nelle ultime settimane regna entusiasmo quando si parla dell’aeroporto di Pontecagnano – “Salerno-Costa d’Amalfi”, relativamente al progetto di potenziamento della struttura che dovrebbe avvenire entro il 2018, se non prima. Un progetto che prevede l’allungamento della pista dagli attuali 1.500 metri a 2.000, in modo da permettere l’atterraggio di aerei di linea internazionali. Ma non solo. Con i 40 milioni di euro che dovrebbero arrivare dal governo con il decreto “Sblocca Italia”, saranno realizzati un nuovo terminal, l’ampliamento di quello commerciale già esistente, nuovi parcheggi, un deposito carburanti e altre strutture. Soldi, occupazione, turismo, progresso, ma l’altra faccia della medaglia si chiama inquinamento, malattie, tumori. Ai posteri l’ardua sentenza.

INQUINAMENTO ACUSTICO – Alcuni studi sperimentali dimostrano che l’esposizione al rumore aumenta l’incidenza di ipertensione e malattie cardiovascolari e compromette le prestazioni cognitive dei bambini residenti nei pressi degli aeroporti internazionali, come riportato su ‘La Rivista dell’Associazione italiana di epidemiologia’. Non solo fastidio psicologico, disturbi del sonno o stress. Tra il 2003 e il 2006 l’Ue ha finanziato lo studio HYENA (Hypertension and Exposure to Noise near Airports) che ha messo in luce una correlazione certa tra ipertensione ed esposizione al rumore aeroportuale. Pochi anni fa è stata pubblicata la relazione finale del progetto SERA (Studio sugli Effetti del Rumore Aeroportuale) che ha valutato gli effetti del rumore e dell’inquinamento atmosferico tra i residenti nei pressi di diversi aeroporti italiani. «L’esposizione acuta a rumore altera le funzioni del sistema nervoso autonomo e del sistema ormonale, determinando effetti transitori con aumento della frequenza cardiaca e vasocostrizione e conseguente aumento della pressione arteriosa, modifiche della viscosità del sangue, dei lipidi ematici, e alterazioni degli elettroliti – si legge testualmente -. Come conseguenza di una prolungata esposizione a rumore, gli individui più suscettibili della popolazione possono sviluppare un danno permanente, come l’ipertensione e malattie ischemiche, fino all’infarto del miocardio».

INQUINAMENTO DELL’ARIA – Le emissioni di ossidi di nitrogeno (NOx) e di particolato (PM) sono considerate le principali forme di inquinanti provenienti dagli aerei a danno della qualità dell’aria. Ma le emissioni degli aerei non sono la sola causa dei problemi alla qualità dell’aria delle aree circostanti gli aeroporti, in quanto bisogna addizionare il traffico stradale intorno agli aeroporti e le emissioni provenienti dai servizi terrestri e dalle unità ausiliari di energia. Una parte di queste emissioni sono trasportate per lunghe distanze e si trasformano in inquinamento secondario nell’atmosfera. Tra i disturbi attribuiti al PM10 e PM2,5 vi sono patologie acute e croniche a carico dell’apparato respiratorio (asma, bronchiti, enfisema, allergia, tumori) e cardio-circolatorio. Non solo a carico dei cittadini che abitano in un raggio di 5 km dall’aeroporto, ma anche a danno degli operatori aeroportuali.

METALLI PESANTI E ALTRE PATOLOGIE – Ogni aeroporto introduce una variazione di quella che è la qualità dell’aria in un  vasto raggio. Ma come viene scelta l’area in cui inserire una simile infrastruttura ad alto impatto ambientale? Il dottor Vincenzo Petrosino, Medico Chirurgo e specialista in Chirurgia Oncologica, fa chiarezza in merito.
«Ogni valutazione e studio per inserire un aeroporto o ampliamento tiene conto di questo inquinamento e calcola con particolari software di quanto l’aria presumibilmente viene “sporcata“. Di solito si parte da dati dell’aria della zona presi da centraline e si va a calcolare grazie al tipo di aereo, di carico di altre strutture, carburante, di quanto l’aria viene variata e si deve dimostrare che si resterebbe comunque  al di sotto dei limiti di legge».

Quindi un eventuale ampliamento potrebbe ritenersi sicuro dal punto di vista sanitario e ambientale in caso di approvazione della Valutazione di impatto ambientale?
«Bisogna dire che restare al di sotto di un limite non significa che stiamo in una zona salubre e che ci farà bene. ovviamente  diversa è la situazione di chi va in aeroporto e parte o arriva, rispetto ai residenti lungo un cerchio di diversi chilometri. Ovvio che il residente avrà più danni e bio-accumulerà  alcuni inquinanti persistenti. La moderna medicina e oncologia dà molta importanza a questi inquinanti persistenti , ad esempio i metalli pesanti  e altri prodotti della combustione . Queste sostanze agiscono anche a concentrazioni di milionesimo di grammo quali “interferenti endocrini”. Hanno inoltre azione su Dna e agiscono purtroppo anche in gravidanza sul prodotto del concepimento. Hanno una qualche azione quindi sulla cancerogenesi, sulle malformazioni e malattie genetiche, hanno una azione epigenetica  e molte di queste sono responsabili della diminuzione della fertilità maschile».

Sarebbe giusto fermare l’ampliamento di un’opera che dovrebbe arrecare sviluppo e progresso del territorio?
«Il progresso non può avere un prezzo, abbiamo già pagato molto al progresso , ricordo che abbiamo sintetizzato centinaia di sostanze chimiche che poi abbiamo bandito. Abbiamo dato ai bambini biberon con ftalati e a volte anche usato qualche farmaco che ha causato disastri. Il progresso oggi nel 2016 non può avere un prezzo, fosse anche un solo bimbo malformato o leucemico o padre con cancro o mamma con tiroidite di Hashimoto. Ovviamente non ambientalismo ma scienza, purtroppo noi queste sostanze le abbiamo trovate negli ammalati e in concentrazioni elevate e non siamo gli unici al mondo, anche se i nostri studi sono abbastanza originali e non chiacchiere da bar o da stregoni improvvisati».

Quale sarebbe la giusta soluzione?
«Certamente bisogna anche essere propositivi e conciliare opposte esigenze. Io ritengo che è giunto il momento di fermarci e fare tutti un passo indietro. Evitare di combinare ulteriori guai , visibili tra le lacrime tra decenni.  Dobbiamo ridurre al minimo le emissioni e applicare sempre il sano principio di precauzione, mettere in sicurezza le strutture esistenti, migliorarle e controllarle con serenità e serietà ed evitare di costruirne altre. Non esiste solo il problema aeroporto di Salerno, ma anche quello di Roma, a Trieste, a Bisenzio, nella piana Fiorentina. Esistono più di una segnalazione di sforamenti, non controlli e anche di patologie nelle aree. Ovvio che scarseggiano gli studi, siamo anche all’inizio della presa di coscienza dei problemi, non mi sembra che esista troppo terreno fertile per incentivare la ricerca su queste cose. Diciamo che si preferisce monitorare, osservare , temporeggiare e fare anche finta di non ascoltare, anche se a mio parere ormai i tempi sono maturi».

Rischiamo di ritrovarci davanti a una nuova emergenza ambientale e sanitaria?
«L’Italia in molti casi sta esplodendo, così accade in alcune sedi di criticità decennali , accade ad Augusta, a Sarroch, a Trieste, in Basilicata, a Taranto, a Napoli. Il problema ambiente esiste e non perché uno è ambientalista, io ad esempio non mi ritengo tale, ma perché esiste e basta . Aggiungiamo a tutto questo caos gli smaltimenti colposi e dolosi   e abbiamo il quadro completo. Tra l’altro smaltiamo spesso ciò che “il progresso” ha sbagliato a realizzare. Disconoscerlo diventa criminale , portarlo poi all’estremo diventa a mio giudizio da stolti».

Luigi Ciamburro